Ancora una volta Paolo Bonini , il libraio della Zafra di Chiavari, mi manda i dieci testi più venduti nel mese precedente, in questo caso giugno.

In questa nuova classifica resistono l’enciclica di Papa Leone, i tramezzini di Manzini, il racconto familiare (e non) di Carrere e il saggio su Gerusalemme di Pizzaballa. Gli altri sono una novità. Quale? Questa (dopo la classifica al solito breve sinossi di ciascun libro)

1 papa LEONE XIV Magnifica humanitas LEV
2 MANZINI I tramezzini di Rocco Schiavone SELLERIO
3 SIMENON Domenica ADELPHI
4 CATALANO Ogni volta che mi baci muore un nazista RIZZOLI
5 CARRERE Kolchoz Adelphi
6 GIANNONE Gli anni in bianco e nero NORD
7 GENTILE La volta giusta FELTRINELLI
8 MARI I convitati di pietra EINAUDI
9 PIZZABALLA Tornarono a Gerusalemme con grande gioia LEV
10 PATERNOSTRO I genovesi ridono al buio DE FERRARI


1 Papa LEONE XIV Magnifica humanitas LEV: Un appello affinché «brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati» siano davvero beni «universalmente destinati a tutti» e non restino «concentrati nelle mani di pochi». La prima enciclica di Leone XIV — Magnifica humanitas «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale» — è un documento traboccante di speranza sulla bellezza dell’umanità «abitata da Dio». Firmata lo scorso 15 maggio, nel 135° anniversario della Rerum novarum del predecessore da cui ha preso il nome, il Pontefice vi riflette sulla Dottrina sociale della Chiesa alla luce della sfida rappresentata dalle nuove tecnologie, esortando a promuovere verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace.

2 MANZINI I tramezzini di Rocco Schiavone SELLERIO: «Sono scintille, ricordi, lacerti della vita di Rocco». Racconti che compongono un quadro unico, uno scambio di affetti tra Rocco e il suo passato, tra l’autore e il suo personaggio e il suo maestro. Soprattutto ricordi, e ogni ricordo acceso, come le famose madeleine, dal sapore di un tramezzino. La prima avventura di Rocco bambino, con Brizio Furio e Seba: una beffa ai danni di un «cravattaro». Il racconto di un barbone in cambio di un paio di Peroni, in una Trastevere ancora povera, che insegna alla piccola gang quanto vale, al di là del vero e del falso, una storia. Il patriottismo di facciata della maestra di scuola e il patriottismo sincero di nonno Pietro. Un colpo del giovane Brizio, geniale nell’ideazione ma finito alla maniera de «I soliti ignoti». Una trappola per Rocco Schiavone, messinscena grottesca che denuda di fronte a lui stesso le piccole crudeltà in cui si crogiola. E la comparsa, per la prima volta, in una Panarea settembrina eletta a triste rifugio, del fantasma di Marina, la moglie, e compagna per sempre, uccisa. A questo album delle origini di un immaginario personale, si aggiungono alcune storie poliziesche: casi che testimoniano la formazione del vicequestore Schiavone, il suo intuito impastato di anarchico sarcasmo. I «tramezzini» Antonio Manzini li dedica a una forte amicizia che assieme al calore ha trasmesso in lui un impegno da continuare: la magnifica arte del raccontare. «Una citazione chiara, quindi, direi quasi ovvia per chi ha amato e ama Camilleri. A lui è dedicato questo libro, perché chi ha gli arancini chi i tramezzini, chi cammina con un valzer triste e chi crede ancora nell’amicizia più profonda e la rispetta nel segreto del ricordo».

3 SIMENON Domenica ADELPHI: È una bella domenica di maggio in Costa Azzurra: l’aria è mite, l’alta stagione è alle porte, e alla Bastide, una tipica locanda a conduzione familiare ai piedi del massiccio dell’Estérel, tutti si muovono come dietro le quinte di un teatro, in attesa della consueta invasione all’ora di pranzo. Ma per Émile, che è arrivato dalla Vandea quando era solo un ragazzo e ha risollevato le sorti dell’attività con i suoi manicaretti sopraffini, questa domenica, iniziata come tante altre, è in realtà una giornata decisiva, destinata a chiudere una partita che va avanti ormai da anni. Non saprebbe neanche dire com’è cominciata: quando ha sposato Berthe, la figlia del vecchio titolare? Quando lei ha rifiutato di stipulare un accordo prematrimoniale, non per amore ma per la consapevolezza di essersi comprata il marito? Quando ha cominciato a prendersi delle amanti, quasi per rivalsa contro quella moglie fredda e occhiuta che gli nega anche i piaceri più semplici e gli impedisce di vivere da uomo? O forse quando è arrivata Ada, la strana «piccola selvaggia» assunta come domestica con cui ben presto Émile ha intrecciato una relazione viscerale e ferina? In Domenica, una volta di più, Simenon dimostra di saper scavare mirabilmente nella psiche dei suoi personaggi per mettere in scena un dramma impietoso come il sole della Provenza nel primo pomeriggio. E il lettore non potrà far altro che restare a guardare, avvinto alle pagine, fino allo spiazzante, magistrale epilogo.

4 CATALANO Ogni volta che mi baci muore un nazista RIZZOLI: “Qualcuno lo chiama ‘criminale poetico seriale’, qualcun altro lo ha definito ‘l’ultimo dei poeti’. Ma chi è in realtà Guido Catalano? Per scoprirlo, basta leggere i suoi versi: chi lo ha fatto giura di non essere più riuscito a smettere. Molti si sono emozionati, tutti confessano di aver riso a crepapelle, c’è chi alla fine si è pure innamorato. In questa raccolta ci sono poesie per tutte le occasioni: quelle da leggere da soli la sera, accoccolati sotto il piumone, e quelle da declamare a voce alta; quelle per fare colpo sulla persona che ti piace; quelle per chi sogna labbra lontane. Ci sono poesie per chi è stato mollato e per chi, più modestamente, aspetta soltanto di far bollire le carote. Ci sono fidanzate vecchie e nuove, sbronze sotto la luna, invasioni di zombie. Ma anche tanta vita quotidiana: l’ispirazione che non arriva, i black-out estivi e un mondo di rondini, muratori e passanti ubriachi che si fa beffe del poeta al lavoro. Di nazisti, invece, non ce n’è nemmeno uno: il tasso di baci presente in queste pagine non l’avrebbe consentito. Catalano è il poeta che ha infranto le gabbie in cui si vorrebbero relegati i poeti per prendersi uno spazio di cui si ignorava l’esistenza, sorprendendo critica e pubblico con i suoi reading in giro per l’Italia, e adesso ci racconta i ‘piccoli fatti felici’ della vita e dell’amore come solo lui sa fare. Conquistandoci senza rimedio, un bacio dopo l’altro”.

5 CARRERE Kolchoz Adelphi: Ci sono stati, nell’infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l’ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia – perigliosa, tormentata, avvincente come una saga – delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell’Académie française; e una struggente dichiarazione d’amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l’omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.

6 GIANNONE Gli anni in bianco e nero NORD: Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell’ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni ’60, come nel resto d’Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa.
Così, mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un’impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.

7 GENTILE La volta giusta FELTRINELLI: Sarà la volta giusta? Lucilla se lo chiede sempre, ma le cose non vanno mai come dovrebbero. Dopo una serie di uomini sbagliati e tentativi di adattarsi pur di essere amata, incontra Enrico. Insieme vincono un bando per gestire una locanda in un “Comune polvere”, un paesino a rischio di spopolamento sulle Alpi Marittime. Sembra l’occasione ideale, finalmente. Milleduecento metri di altitudine. Quindici anime, più due. Peccato che una sia in ritardo. Lucilla si ritrova sola, nel sogno di un altro e con un contratto che prevede la presenza di una coppia. Restare o fuggire? Fingere di essere in due o imparare a contare su se stessa? Intanto le viene in aiuto la gente del luogo. Eliseo, il custode delle tradizioni locali; Nives, esperta di erbe e madre resiliente; un giapponese misterioso che comunica solo attraverso un traduttore simultaneo; Libero, architetto diviso tra la montagna e la metropoli, che con Lucilla sembra capirsi senza bisogno di troppe parole. Ma nel cuore dell’inverno, con le tubature ghiacciate e i ricordi che bussano alla porta, emerge pian piano che ognuno custodisce un segreto, e che ogni vita, anche se in apparenza perfetta, ha luci e ombre.
All’arrivo della primavera, Lucilla inizierà a comprendere che, quando si tratta di trovare il proprio posto nel mondo, non ci sono scelte giuste o sbagliate: in città o in montagna, da soli o in coppia, è solo una questione di sintesi personale. Quale sarà la sua? Raccontata con la grazia e la scrittura luminosa di Lorenza Gentile, un’incantevole storia di rinascita: il momento in cui smettiamo di adattarci agli altri è molto spesso quello in cui iniziamo a vivere davvero.

8 MARI I convitati di pietra EINAUDI: Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto? È questo che pensano gli ex alunni della III A quando, superato l’esame di maturità, siglano il «patto sciagurato» che li vincolerà fino all’ultimo giorno. Del resto il tempo della scuola è l’unico a rimanere immobile: anche dopo trent’anni non saranno le rughe o i chili in piú a contraffare la sagoma di un vecchio compagno di banco. Ma quando di mezzo ci sono il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso le variabili si moltiplicano. E cosí un accordo nato quasi per scherzo si tramuta in una sfida senza esclusione di colpi per rimanere in vita il piú possibile. Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l’amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il proverbio: chi perde un amico trova un tesoro.

9 PIZZABALLA Tornarono a Gerusalemme con grande gioia LEV: Riflessione di notevole rilevanza sui cristiani nel Medioriente di oggi, segnato da conflitti, guerre e continue tensioni. In queste pagine, che uniscono acume nel discernimento, una significativa competenza biblica e una spiritualità di inequivocabile profondità, l’autore indica anche una proposta concreta per i cristiani di ogni tempo e luogo. Prendendo spunto dal libro dell’Apocalisse, il patriarca di Gerusalemme argomenta perché, anche di fronte al male subito, il cristiano non si deve chiudere in sé stesso, bensì restare aperto all’incontro con l’altro. Pagine quanto mai attuali per ogni credente, così come eloquenti per ogni lettore.

10 PATERNOSTRO I genovesi ridono al buio DE FERRARI: Un ritratto di Genova e dei genovesi dedicato a chi non è genovese. Le curiosità, il carattere, le contraddizioni di una città ricca di storia e di cronaca. “Leggiamoci dunque queste pagine, non senza aver sottolineato quanto sono scritte bene e in modo chiaro. Scrivere bene – scrivere chiaro, diceva uno che davvero lo sapeva fare, Franco Fortini, caro a Mario non solo per via della Resistenza in val d’Ossola, è “meno consolante” che menare paroloni nel gergo dominante. Ma è compito ineludibile di chi si rivolga a qualunque pubblico. Specie in tempi di ferro e di fuoco come gli odierni.” (dalla prefazione di Ferdinando Fasce)