Da Claudio Cherin riceviamo questo racconto.
Perché si era sporta perdutamente oltre? Alex Parrish, lo scrittore, non lo diceva, pensa Eudora mentre lascia cadere il volume a terra. La rappresentava come le adolescenti nichiliste che posavano per Vougue America o Vanity Fair. Non come la giovane donna con il cuore spezzato di ragazza.
Nel 1969 avevano entrambi diciannove anni. Lei e Alex frequentavano il Collège d’Europe insieme a una delegazione di studenti italiani. Erano lì per sentirsi europei e parlare francese. Per i loro conterranei erano strambi. Lui perché considerato un profugo istriano che millantava un passato nella Mitteleuropa; lei perché di Mergellina.
I ragazzi italiani, figli di imprenditori del Nord, ostentavano la loro ricchezza. E non erano interessati ad altro.
Alla festa di fine corso lei aveva voluto partecipare. Una volta arrivati Alex, dopo aver visto che molti ragazzi erano già alticci, aveva cercato di portarla via. Per questo avevano litigato e lui l’aveva lasciata sola. Se n’era andato con i due marinai che si erano imbucati alla festa e che, annoiati, avevano deciso di rimorchiare altrove.
Lei allora era stata avvicinata da quattro ragazzi che fra una chiacchiera e l’altra l’aveva fatta bere per poi spingerla a seguirli sul terrazzo.
Non immaginava che qualcuno si divertisse a fare del male alle donne.
Presto i pensieri si erano fatti confusi. Come i volti dei quattro.
A distanza di cinquantasei anni non molto era cambiato. Le parole che la tormentavano e che tormentavano Eudora erano le stesse. Non devi parlarne a nessuno. Te la sei cercata.
Attraverso Parrish lei sperava di ritrovare la diciannovenne che era stata. Così protetta dall’oscurità, e dopo un terzo whisky, aveva raccontato per telefono ciò che aveva tenuto nascosto. A molti.
Nel libro Parrish non menzionava neanche di se stesso che, ubriaco, si era fatto vivo al suo capezzale due giorni dopo l’accaduto.
Nelle ultime venti pagine descriveva ciò che non c’era: il Charleston, il Foxtrot, la festa nello stile anni Venti del 1900. Tutto era pervaso di luxe, calme et volupté. Lei e Alex ballavano fino allo sfinimento.
Poi passava a descrivere la notte e lei che si sporgeva. Perdutamente.
Perché Alex indugiava in descrizioni proustiane? Di quali spente regge parlava?
Nei giorni successivi, Bruxelles mostrava il volto dolente e il ghigno feroce. Si succedevano allo sguardo palazzi scrostati e fontane che avevano visto tempi migliori. Nient’altro. Negli antichi giardini erano spuntati mendicanti e diseredati.
Eudora prende la lettera che accompagna il romanzo. Ci sono solo poche righe vergate con una calligrafia sospesa. Solo ciò che è avvenuto può essere piegato e cambiato, aveva scritto Alex. Ti ho restituito la bellezza che ti è stata tolta. La bellezza che avremmo dovuto vivere quella sera.

