Saltuariamente ricevo la newsletter di Daniele Cima. D’altronde lui stessa la descrive come “occasionale”.

L’ultimo numero di qualche giorno fa è assai stimolante sia in sé, che per il tema “politico” che suggerisce.

Credo valga la pena leggerla così come vale la pena osservare bene i lavori che la accompagnano. Di conseguenza la riproduco. Per chi giustamente voglia approfondire questo è il link al sito di Daniele Cima.


A proposito della muffosa polemica in corso sul tema del rapporto tra arte e politica, che credevamo archiviato da decenni, il mio amico Carlo Angelo Tosi, commentando il mio artwork dedicato al presidente americano, realizzato in occasione del suo compleanno, ha scritto su facebook: “Ecco. È semplice: gli artisti espongono il loro pensiero in prima persona e attraverso l’arte”.

Così ha fatto Picasso, così ha fatto Rodčenko, così ha fatto Rivera (Diego, non Gianni), così ha fatto Guttuso, così ha fatto Obey, così continua a fare Bansky.

Così ha fatto Leni Riefenstahl, che rappresenta forse l’esempio più eclatante, oltre che più deplorevole, di artista al servizio del potere e della sua ideologia.

Così hanno fatto centinaia, migliaia di artisti, celebri e ignoti, grandi e piccini. Non è una novità.

Nuovi e diversi sono piuttosto gli approcci al tema e i linguaggi. Io ho usato quello che mi è più familiare, basato su ortogonalità, lettering e colore, ossia Lohse + Brody + Halley, shakerati (non agitati).

Ho praticato una sorta di autocensura, eliminando, apparentemente a casaccio, alcune lettere, per ottenere un puzzle a cui mancano alcuni tasselli, giusto per complicare la lettura di nomi e parole, oltre che per offrire un’interpretazione tortuosa, dubbia, ambigua.

Per pura cattiveria ho anche rovesciato (destra/sinistra e sopra/sotto) alcune lettere, così da obbligare l’osservatore a un ulteriore sforzo di decriptazione, probabilmente non tale da richiedere il ricorso ad Enigma, la geniale macchina fondamentale per il felice esito di WW2 e la sconfitta del nazismo (sempre grazie Alan Turing).

Per un De Gregori che non ritiene di schierarsi politicamente, in ogni parte del mondo (in cui è lecito esprimersi) c’è una grande quantità di artisti che prendono posizione, impegnandosi su vari temi, di cui sfortunatamente sul nostro pianeta c’è abbondanza.

Nel mio modo mi associo a questo folto gruppo di artisti di vario genere ed esprimo a chiare (mica tanto) lettere la mia opinione su alcuni personaggi della scena politica mondiale e de noantri.

Buona decriptazione.