Cari amici vicini e lontani, in questa seconda settimana di clausura (per la verità terza fisicamente, ma seconda per Prima i Lettori che ha ripreso solo 2 settimane fa), queste le segnalazioni ricevute:

Marco Grando con P. Rivolta, femm
Paolo Coletti con V. Nabokov, Una risata nel buio
Lorenza Rappoldi con J. Hobhouse, Le furie
Raffaella Rogora con E. Hillesum, Diari
Sandro Frera con P.Roth, L’animale morente

Tre libri “femminili” e due “maschili”. Iniziamo, come cavalleria vuole, da quelli “femminili”.

Della raccolta di 18 racconti che Paola Rivolta ha dedicato alle donne, Marco ci scrive:  “Atmosfere sospese… una Carver al femminile”. Il pezzo scelto (da me) però fa riferimento a quei paesaggi della pianura padana che speriamo di poter tornare a percorrere presto in bicicletta, in moto o in auto: “La provinciale tagliava rettilinea la piatta campagna emiliana in due indistinguibili parti. Un ripetersi infinito di campi e canali e radi filari di pioppi. A tratti, la strada accennava ad incurvarsi accompagnando ipotetici confini di proprietà, o forse tentando essa stessa una via di fuga da quella rassicurante monotonia.”

Del libro della Hobhouse, invece, Lorenza ci scrive: “Carissimi lettori, oggi vorrei segnalarvi un libro bellissimo. Mi aveva già colpita tredici anni fa (edizione BUR). Poi, lo scorso anno, l’ho ritrovato in libreria, ma non ricordavo di averlo già letto (non so se capita anche a voi….). Colpita anche dalla copertina, che trovo perfetta, l’ho riletto. Al centro del romanzo, intimamente autobiografico, c’è un particolare, intenso ed indimenticabile rapporto con la madre. E questa lettura, dopo essere appunto passati un po’ di anni, mi ha trovata più matura per capire questo rapporto con la propria madre: mi sono trovata coinvolta come mai mi era capitato leggendo un libro, ho rivissuto il rapporto con la mia mamma con grandissima emozione.“ Il testo citato è: “Le fotografie non sono ricordi… Per molto tempo io e mia madre abbiamo condotto una vita così solitaria, economicamente precaria e forzatamente cittadina, così separata da qualsiasi cosa assomigliasse a una famiglia o alla stabilità, siamo state così totalmente dipendenti l’una dall’altra per la creazione del nostro universo affettivo, che l’esistenza dei nostri antenati, documentata da centinaia di fotografie – marroni come le foglie e piene di orecchie, ma vivide, stilizzate, elaborate e soprattutto teatrali – anche oggi mi appare come una favola, non soltanto in rapporto con ciò che allora trovavo realistico, ma anche nei termini in cui era immortalata.”

Infine Raffaella dei Diari della Hillesum scrive: “Ho aperto a caso il Diario di Etty Hillesum. (Una delle pochissime cose che riesco a leggere in questi giorni). Mi è capitata questa pagina. È troppo bella per non condividerla.”
Il testo è: “In me c’è un silenzio sempre più profondo. Lo lambiscono tante parole, che stancano perché non riescono a esprimere nulla. Bisogna sempre più risparmiare le parole inutili per poter trovare quelle poche che ci sono necessarie.”

I libri maschili segnalati da Paolo e Sandro sono, invece, simili. Entrambi parlano e descrivono la fascinazione senile per giovani donne, l’oscuro cupio dissolvi che contraddistingue il sentimento della vecchiaia incipiente nei due maturi ed affermati maschi protagonisti di questi due romanzi.

Del romanzo di Nabokov Paolo ci scrive: “Segnalo questo romanzo di Nabokov, ambientato nella Germania tra le due guerre che mi è piaciuto molto come tratteggio dei personaggi e delle atmosfere.” Il testo scelto è l’incipit folgorante: “C’era una volta un uomo che si chiamava Albinus, il quale viveva in Germania, a Berlino. Era ricco, rispettabile, felice; un giorno lasciò la moglie per un’amante giovane; l’amò; non ne fu riamato; e la sua vita finì nel peggiore dei modi.”

Del romanzo di Roth, infine, Sandro annota: “Ho amato molto Roth e Patrimonio, per esempio, per alcuni versi è superiore a questo, ma l’Animale morente ha un tale mix di sensualità, ironia e decadenza inarrivabile.” Il pezzo scelto è questo: “Consuelo telefonava e diceva: “posso venire per qualche ora?” e sapeva che io non avrei mai detto di no, sapeva che ogni volta, per arrivare a sentirmi dire: “guardati” come se fosse lei stessa un Picasso, non doveva fare altro che spogliarsi e stare lì. Io, il suo insegnante di Practical Criticism, lo studioso di estetica dei programmi della Pbs della domenica mattina, l’autorità in carica della televisione di New York su ciò che attualmente si deve vedere, ascoltare, leggere, io l’avevo proclamata una grande opera d’arte, con tutta la magica influenza delle grandi opere d’arte. Non l’artista, ma l’arte stessa.”

Per chi ha voglia di occupare il proprio tempo segnalando titoli ed estratti la casella di posta di primailettori@gmail.com è sempre aperta. vi aspetto.


Sandro