Ieri sera ho rivisto un magnifico Dustin Hoffmann in Eroe per caso (1992 diretto da Stephen Frears).

Chi se lo fosse perso lo cerchi, non solo per la bravura di tutti gli attori, ma proprio per la storia in sé, che, per quanto tirata un pochino per i capelli, ha molti lati che fanno riflettere.

Per esempio, quando il protagonista dice a suo figlio che la verità non esiste, che sono solo un mucchio di stronzate e che uno deve scegliere a che livello di stronzate vuole vivere pone un tema sulla nostra capacità di discernimento che dall’esplosione dei mass media in avanti è essenziale.

La verità esiste o siamo solo noi che le attribuiamo tale nobiltà? La verità è l’opinione comune?

La reputazione nella nostra vita è tutto? La nostra credibilità è tutto?

Il film, come sanno i molti che l’hanno visto, si gioca tutto sulla sostituzione di persona, con la classica impostazione che il sostituto è meglio dell’originale. Dico classica perché già nelle commedie greche spesso Zeus sostituiva il marito e con tutto il bene che voglio alla classe dei mariti (di cui faccio parte) tra un mortale e un dio non c’è partita.

E anche qui la partita non c’è. Il sostituto è mille volte meglio di Bernie LaPlante, piccolo ladro, truffatore e ricettatore: il sostituto è un eroe di guerra (prima di essere creduto l’eroe del volo 104), è bello, è elegante, sa parlare al cuore della gente perché ama tutti ed è gentile e paziente con tutti.

L’esatto opposto dell’originale LaPlante, che è eroe solo se spinto dagli eventi e suo malgrado, quasi.

Il sostituto è così perfetto che ha anche una coscienza e nonostante tutta la ricchezza e fama piovutagli addosso, rifiuta questo suo nuovo destino, recalcitra, si nega, o, meglio si negherebbe, ma ormai la macchina della Tv e della società che si è messa in moto è talmente grande e potente che non può uscirne se non con un gesto estremo tanto incomprensibile quanto umano.

E qui rientra l’uomo LaPlante che con la propria intelligenza volge a proprio favore una situazione che gli era sfuggita di mano.

Lode alla intelligenza umana (quante volte nel film vari personaggi dicono di sé o di altri che in fondo è solo un essere umano o anche io sono un essere umano) e a quel coraggio che emerge solo quando necessariamente serve.

Recitato alla grande, Eroe per caso, come molti altri film americani (ricordo per esempio un divertente Sesso e potere sulle vicende di Clinton) non tanto si interroga, quanto svela la falsità del mondo televisivo, sempre alla ricerca della sensazione e della sensazionalità, usate queste ultime solo per fare audience creando realtà parallele, quando non false.

Il film ha anche volendo una sua circolarità: all’inizio, la protagonista, la giornalista televisiva Geena Davis, dice che chi fa il suo mestiere aggredisce le notizie alla ricerca della verità, spezzando la storia e le storie nei loro pezzi elementari fino a scoprire che non esiste alcuna storia che valesse la pena di essere raccontata al prezzo di quelle vite spezzate. Alla fine, la stessa giornalista capisce quel che è davvero successo (la verità), ma si ferma, non denuncia, non insiste, non spezza vite, anche perché, come più volte già qui scritto, il protagonista, il sostituto è davvero perfetto e non avrebbe senso farlo scendere dal trono su cui per sola fortuna è salito, ma che poi ha meritato.

Ho detto tutto? Mi pare di sì.

Per chi non l’ha visto, lo veda. Per chi lo ha già visto, lo riveda. Vale le due ore che vi terrà davanti allo schermo.