Riprendo con i racconti scritti dall’Intelligenza Artificiale. La domanda era: “scrivi un racconto di 5000 battute su una riunione tra gli uomini più potenti del mondo che potrebbero decidere tutto, ma non decidono niente. il racconto deve essere in tono satirico.”

Questa la proposta della AI, in uno stile e con una idea a metà tra Adams e Lewis.


Il bunker si trovava esattamente a tremila metri sotto il livello del mare, in un punto imprecisato tra le isole Svalbard e un’allucinazione collettiva del capitalismo. Le pareti erano rivestite di un materiale che non rifletteva la luce, ma la assorbiva con la stessa avidità con cui i presenti assorbivano i fondi sovrani.

Attorno al tavolo circolare in ebano sintetico sedevano i nove Uomini che Decidono. C’era il Barone dell’Algoritmo, un ventenne in felpa grigia che possedeva la cronologia delle ricerche di sette miliardi di persone; l’Imperatore del Gas, un uomo la cui pelle aveva la consistenza e il colore di un oleodotto arrugginito; e la Signora del Credito, che portava al collo un diamante così grande da avere un proprio fuso orario.

L’agenda del giorno era intitolata: “Destino dell’Umanità (Varie ed Eventuali)”.

«Signori,» esordì l’Ospite, un uomo senza volto il cui unico tratto distintivo era un orologio da polso che segnava l’ora esatta della fine del mondo. «Il pianeta è in fiamme, l’intelligenza artificiale ha iniziato a scrivere sceneggiature per sitcom esistenzialiste e la classe media sta scomparendo così velocemente che tra poco dovremo tassare i ricordi. Dobbiamo decidere.»

Un silenzio pesantissimo calò nella stanza. Era il tipo di silenzio che precede le grandi rivoluzioni o l’arrivo del conto al ristorante.

«Io proporrei,» disse il Magnate del Litio, giocherellando con una penna da diecimila dollari, «di abolire il martedì. È un giorno inutile. Crea ansia e non ha il fascino del lunedì né la speranza del mercoledì. Se eliminiamo il martedì, la produttività globale salirà del 14%.»

«Il martedì è fondamentale per il mercato dei futures sui tacos,» ribatté la Signora del Credito con voce gelida. «Non possiamo permetterci una crisi dei condimenti. Piuttosto, parliamo del riscaldamento globale. I ghiacciai si sciolgono. È un problema.»

«Un problema?» intervenne il Barone dell’Algoritmo. «Io lo chiamo ‘opportunità immobiliare sommersa’. Se il livello del mare sale, il valore delle ville in montagna raddoppia. Ho già programmato i post su Instagram per convincere la gente che l’umidità dell’800% sia il nuovo segreto della longevità.»

«E per quanto riguarda la fame nel mondo?» chiese l’Ospite, quasi per dovere di cronaca.

L’Imperatore del Gas sospirò, infastidito. «Abbiamo provato con gli insetti, ma il marketing è stato un disastro. La gente è così noiosa… preferiscono morire di fame piuttosto che mangiare una lasagna di scarafaggi certificata bio. Io dico di non decidere. Se decidiamo di nutrirli, poi vorranno anche essere istruiti. E se li istruiamo, inizieranno a chiederci perché siamo in un bunker a tremila metri sotto il mare.»

Tutti annuirono. La non-decisione aveva un sapore rassicurante, come un dividendo a fine anno.

«Passiamo al punto tre,» disse l’Ospite. «La minaccia nucleare. Tre superpotenze hanno il dito sul pulsante. Cosa facciamo?»

«Cambiamo il pulsante,» suggerì il Barone dell’Algoritmo. «Sostituiamolo con un sensore biometrico che richiede un balletto di TikTok per essere attivato. Nessun dittatore oltre i sessant’anni riuscirebbe a lanciare un missile. Problema risolto tecnologisticamente.»

«Troppo costoso,» sentenziò l’Imperatore del Gas. «Propongo di istituire una commissione di studio. Una commissione che nomini una sottocommissione per valutare l’opportunità di creare un osservatorio sulla possibilità di un coordinamento preventivo. Ci vorranno quarant’anni solo per scegliere il logo.»

«Eccellente,» mormorò la Signora del Credito. «La procrastinazione è l’unica vera forma di governo democratico che ci è rimasta.»

Le ore passavano. Discussero della colonizzazione di Marte (decisero di non andarci, ma di vendere i biglietti ai milionari di seconda fascia), della sostituzione del lavoro umano con i sogni degli androidi (decisero che i sogni erano troppo sindacalizzati) e del colore delle divise del personale del bunker.

Su quest’ultimo punto la discussione divenne accesa. Il Barone voleva un grigio antracite minimalista, la Signora del Credito pretendeva un bordeaux che richiamasse il sangue antico dei nobili. Dopo tre ore di dibattito tecnico, votarono all’unanimità per rimandare la scelta alla prossima sessione plenaria, prevista tra sei mesi.

«Siamo giunti alla conclusione?» chiese l’Ospite.

«Direi di sì,» rispose il Magnate del Litio. «Abbiamo stabilito con assoluta certezza che la situazione è critica, che le opzioni sono molteplici e che agire ora sarebbe prematuro, mentre agire dopo sarebbe tardivo. Pertanto, la soluzione ottimale è restare in questo stato di grazia zen in cui tutto è possibile perché nulla è ancora stato fatto.»

«È la bellezza del potere assoluto,» aggiunse l’Imperatore del Gas, alzandosi. «Possiamo permetterci il lusso di guardare il mondo che crolla e chiederci in quale angolatura la luce delle fiamme valorizzi meglio il nostro profilo migliore.»

La riunione si sciolse. Gli uomini più potenti del mondo uscirono dalla sala, diretti verso i loro jet privati alimentati dalle speranze infrante dei contribuenti.

Mentre il bunker veniva sigillato, l’Ospite rimase solo davanti al tavolo. Guardò i blocchi degli appunti: erano tutti bianchi, tranne quello del Barone dell’Algoritmo, che aveva disegnato un piccolo gattino triste che indossava una corona.

Il mondo, fuori, continuava a girare per pura inerzia, ignaro del fatto che i suoi padroni avevano appena salvato il pianeta, decidendo solennemente che non valeva la pena di cambiare nemmeno il gusto delle tartine per l’aperitivo.

Round wooden table with chairs in a concrete underground bunker with map and metal door
A round table with chairs arranged in a concrete bunker room for meetings