Anche Luca, libraio del Tempo Ritrovato Libri di Milano, come Paolo di Chiavari, mi manda ogni mese l’elenco dei dieci libri che sono stati più apprezzati il mese precedente. Come ho scritto a proposito della classifica di Chiavari, il fatto che Il Tempo Ritrovato sia specializzato in piccole case editrici e sia decisamente laico, mentre la Zafra di Chiavari abbia una offerta più tradizionale e la sua clientela sia spesso cattolica crea un bel mix che offre un buon punto di vista su cosa valga la pena leggere.

In ogni casi, a questo proposito due giorni fa, quando ancora non aveva iniziato a piovere, Luca mi scrive: “Il caldo si è impossessato delle nostre giornate, ma noi proviamo a portarvi un po’ di refrigerio con la nostra top ten dei libri più venduti (e più consigliati) del mese di maggio. Le giornate soleggiate ci ricordano, se mai ce ne fosse bisogno, che tra poco arriveranno le vacanze e quindi quale migliore occasione della classifica di Tempo Ritrovato Libri per scegliere i libri da mettere in valigia?

Come sempre sotto la classifica una breve sinossi dei vari romanzi.

1° – Terra sonnambula di Mia Couto – @sellerio (già presente nella classifica del mese scorso)
2° – I giorni del mare di Pierre Adrian – Atlantide edizioni
3° – Il corvo che s’innamorò di me di Abdelaziz Baraka Sakin – @emuse
4° – Guida per morire con le piante medicinali di Atieh Attarzadeh – @polidoro
5° – In fondo al fiume Tigri dorme una canzone di Usama Al Shahmani – @marcosymarcos
6° – Non dite che non abbiamo niente di Madeleine Thien – @66th&2nd
7° – L’anno in cui parlammo con il mare di Andrés Montero – @edicolaediciones
8° – Onnazaka di Enchi Fumiko – @safara
9° – Una delicata collezione di assenze di Aline Bei – @lanuovafrontiera
10° – Kolchoz di Emmanuel Carrere – @adelphi (presente anche nella classifica di Chiavari)


1° – Terra sonnambula di Mia Couto – @sellerio: Terra sonnambula è un canto per l’umanità e il coraggio di vivere, ha scritto Luis Sepúlveda. Per Doris Lessing è un capolavoro della letteratura africana del XX secolo. Dalla sua pubblicazione nel 1992 questo romanzo si è infilato nelle pieghe del tempo e della Storia, trasformandosi in modo inatteso, come fosse in grado di accogliere e raccontare le costanti sorprese del presente e di anticipare il futuro. Era uscito alla fine della guerra civile che aveva devastato il Mozambico con un milione di morti, continuazione del conflitto per l’indipendenza dal Portogallo. Eppure non è un romanzo sulla guerra. È un romanzo a strati, scritto in una prosa che richiama Gabriel García Márquez, Cormac McCarthy, João Guimarães Rosa. Inizia su una strada di cenere e polvere, tra carcasse di auto bruciate e iene che si aggirano fameliche. Un vecchio e un ragazzo camminano senza sosta, illudendosi di poter fuggire dalla violenza che si è impadronita del loro paese. Tuahir e Muidinga hanno lasciato il campo profughi, cercano riparo e lo trovano in un autobus abbandonato nel mezzo del nulla. Tra corpi bruciati e vetri infranti, Muidinga scova in una borsa dei quaderni scarabocchiati con una scrittura incerta. Inizia a leggerli a voce alta all’anziano, d’altra parte è l’unico tra i due a saperlo fare. Mentre all’esterno la brutalità continua implacabile, ogni sera Tuahir e Muidinga si rifugiano nel diario di Kindzu, il giovane che ha lasciato a quelle pagine il racconto delle sue aspirazioni, dei sogni da eroe, del suo amore per una donna, Farida. Attraverso le sue parole il paesaggio intorno ai due viandanti cambia continuamente, catapultandoli dalla savana alle paludi fino all’oceano. La loro stessa sopravvivenza diviene periplo e avventura, reale e immaginaria, e in loro scaturiscono suggestioni di speranza, tremori di passione, il brusio umido e fertile di una sorgente di vita nuova. Oggi la sfrenata creatività di Terra sonnambula sembra parlarci di profughi, di migranti in viaggio, di un clima violento che tutto travolge in piogge e inondazioni, di guerre che autorizzano la razzia, cancellando ogni legge, affinché tutto sia permesso. Pare trascrivere in un linguaggio nuovo la paura e il coraggio di ragazzi che non si arrendono mai, che vanno avanti con ogni mezzo necessario. Ma nulla in questo romanzo è cronaca, nulla di quanto vi viene narrato è trascorso per sempre. La sua energia non può spegnersi: chissà cosa saprà raccontarci domani. (ERA NEI PRIMI 10 ANCHE LO SCORSO MESE)

2° – I giorni del mare di Pierre Adrian – Atlantide edizioni: È agosto, in Bretagna. Dopo molti anni, un giovane uomo torna nella grande casa di famiglia per passarvi l’estate. Nulla, in apparenza, sembra cambiato. Gli stessi sono i volti dei cugini e degli zii che ogni anno si ritrovano stretti intorno all’anziana nonna, stessi sono i giochi dei bambini più piccoli, stesso il mare impetuoso e irresistibile che lambisce gli asciugamani stesi al sole. Eppure qualcosa brilla nelle cose e nelle persone, la malinconia cristallina e dolce delle cose passate, la dolcezza delle cose familiari che si mischia al tempo imprevedibile del cielo di Brest, coprendo tutto di un significato nuovo. Tra pomeriggi in spiaggia, feste al porto, amori estivi e l’amicizia di un cugino più piccolo in cui il narratore si rivede, il tempo sta cambiando anche per lui. Con la fine dell’estate, verrà il momento di crescere e di diventare, dolorosamente, adulto. I giorni del mare è un romanzo di intensità assoluta e profonda maturità stilistica, in cui la nostalgia per le cose perdute trascolora nella speranza di quello che verrà e nella rivelazione inaspettata di ciò che significa amare e appartenere.

3° – Il corvo che s’innamorò di me di Abdelaziz Baraka Sakin – @emuse: Adam Inghilterra ha un sogno, un unico obiettivo: diventare professore di linguistica a Oxford. Per inseguirlo, lascia il Sudan e attraversa l’Europa lungo il cosiddetto “sentiero delle formiche”, che lo conduce fino alla “giungla” di Calais. Qui, migliaia di persone vivono accampate in tende, in attesa di attraversare la Manica su gommoni o nascosti sotto i camion. Ma Adam sceglie una via diversa: decide di salire su una mongolfiera, per volare come i corvi da cui è sempre più affascinato.
Il corvo che si innamorò di me è un romanzo sulla fuga, sulle scelte e sull’amore in tutte le sue forme. Con umorismo ed empatia, Abdelaziz Baraka Sakin costruisce il ritratto di un migrante che si aggrappa con ostinazione al proprio sogno. Un uomo fragile e tenace, segnato dal fallimento, la cui vicenda diventa emblema di molte altre. Raccontata attraverso le voci dei suoi amici, la sua storia assume i contorni del mito e della leggenda, evocando il corvo di Edgar Allan Poe che bussa alla porta nella notte: inquietante, poetico, indimenticabile.

4° – Guida per morire con le piante medicinali di Atieh Attarzadeh – @polidoro: A Tehran una ragazza vive come sospesa fuori dal tempo, senza alcun legame con gli altri esseri umani se non con la madre. Nel seminterrato della loro vecchia casa, madre e figlia preparano, mescolano e confezionano erbe tradizionali iraniane, che poi vendono a Seyyed, un anziano erborista: l’unico visitatore che varchi la soglia di casa. La ragazza è cieca: ha perso la vista da tempo, in seguito a un evento misterioso che ha segnato anche la separazione dei suoi genitori. Da allora la sua vita si svolge affidandosi soltanto all’olfatto e al tatto: riconosce le piante, ne distingue i profumi e le consistenze, ne conosce le virtù curative, ma anche i poteri mortali. Nel suo mondo interiore vivono anche altre presenze: i grandi romanzi di tutti i tempi e Avicenna. Tutto sembra immobile, finché un giorno un evento inatteso costringe lei e la madre a uscire di casa. Là fuori la ragazza incontra un giovane uomo, e questo incontro diventa l’inizio di una tempesta destinata a sconvolgere ogni cosa.

5° – In fondo al fiume Tigri dorme una canzone di Usama Al Shahmani – @marcosymarcos: Gadi insegna lingua ebraica a Zurigo. Dopo trent’anni di silenzio e completo distacco dal padre Zakai, torna in Israele per recarsi al suo capezzale insieme alla sorella Tamar. In eredità, fra le altre cose, riceve una borsa piena di quaderni e un ultimo desiderio: che le sue ceneri per metà vengano interrate a Gerusalemme, per metà disperse sotto il vecchio ponte sul fiume Tigri, a Bagdad. Tra le carte di Zakai, Gadi scopre il suo passato, ma soprattutto un capitolo oscuro della storia irachena: le persecuzioni e l’espulsione degli ebrei dall’Iraq, con la complicità dei nazisti. Scopre inoltre l’amicizia fra il nonno Ezra e Arman – un commerciante musulmano – e il loro patto segreto che permise alla sua famiglia di avere un nuovo inizio in Israele.

6° – Non dite che non abbiamo niente di Madeleine Thien – @66th&2nd: Quando Marie vede per la prima volta il capitolo 17 del Libro dei ricordi – un taccuino lungo e stretto, coperto di ideogrammi che lei non è in grado di riconoscere –, ancora non sa che quella storia, letta, raccontata, ricopiata, passata di mano in mano, la accompagnerà per il resto della vita. Perché in quei taccuini non sono contenute solo le peripezie di Da-wei e di Quattro Maggio, l’avventuriero che salpa per l’America e l’eroina che attraversa a piedi il deserto del Gobi: le pagine sono intrise di tutti i sogni dei protagonisti di questo romanzo attraverso settant’anni di storia cinese. Sogni infranti, macinati dalla Storia, come quelli di Zhuli, Passero e Jiang Kai, tre talentuosi musicisti le cui ambizioni sono state distrutte, in modi diversi, in nome della Rivoluzione culturale. O come quelli di Ai-ming, la figlia di Passero, costretta a scappare dopo la repressione seguita alle manifestazioni di piazza Tian’anmen. Vicende private, quasi insignificanti se paragonate alla Lunga Marcia di Mao Zedong, all’affermarsi del comunismo, a purghe e repressioni, ma che devono essere raccontate, ricordate, perché «siamo qui per conoscere e non per dimenticare, per interrogare e non per rispondere».

7° – L’anno in cui parlammo con il mare di Andrés Montero – @edicolaediciones: Un’isola che non appare sulla mappa, un patto col diavolo, una campana d’oro che suona dal fondo del mare, un cimitero senza corpi, una taverna che un tempo è stata nave e ora ospita le serate di una tranquilla comunità, fino al giorno in cui l’isola annuncia il ritorno di Jerónimo Garcés, che dopo cinquant’anni in giro per il mondo torna a far visita al fratello gemello Julián. Dopo qualche giorno, i due capiscono che è impossibile ritrovare la complicità che li aveva accompagnati da ragazzi, ma una pandemia impedisce a Jerónimo di ripartire. Sarà l’isola, attraverso la voce dei suoi abitanti, a farsi carico della loro storia, raccontandone il passato, spiandone i segreti e tessendo la trama di una possibile riconciliazione. Con la sua scrittura intima e commovente, “L’anno in cui parlammo con il mare” è uno straordinario racconto corale sulla fugacità del tempo, sulla vita che abbiamo vissuto e su quelle a cui abbiamo dovuto rinunciare, su chi siamo e su chi avremmo potuto essere, su quali storie vale la pena ascoltare, raccontare o tacere in questo breve viaggio che chiamiamo vita.

8° – Onnazaka di Enchi Fumiko – @safara: Alla fine del periodo Edo la moglie di un funzionario del governo, Tomo, viene mandata a Tokyo, dove l’attende un compito straziante: tra le molte ragazze offerte dalle loro famiglie, deve scegliere una giovane rispettabile che diventi la nuova concubina del marito. Tomo esternamente è impassibile, ma il suo cuore ha iniziato a incrinarsi; comincia così la ricerca con rigoroso senso del dovere, intraprendendo un sentiero che la porterà, insieme alle altre donne della casa, a immergersi in un’ombra sempre più profonda. Il romanzo è stato vincitore del Noma Literary Prize, il più prestigioso premio letterario giapponese.

9° – Una delicata collezione di assenze di Aline Bei – @lanuovafrontiera: In una modesta casa dal cancello arancione, convivono nonna e nipote. Laura è alle prese con il difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza, mentre Margarida, chiromante in un mercato d’antiquariato, dedica ogni sua energia alla nipote, unico filo che ancora la lega a Glória, la figlia di cui non ha più notizie. L’arrivo improvviso di Filipa, la madre di Margarida, incrina il loro fragile equilibrio: con le sue valigie e le sue amarezze, occupa spazi e pretende attenzioni, costringendole a ripensare al proprio posto nella famiglia. Laura dovrà affrontare la gelosia e la solitudine, e sua nonna il peso di un nuovo carico di cura, mentre lentamente affiora un segreto che ci lascia increduli e sconvolti. Con uno sguardo poetico e implacabile, Aline Bei racconta i corpi che cambiano, i desideri taciuti, le ferite che si ereditano. Un romanzo intimo e universale che illumina, con rara delicatezza, l’inesauribile potere dei legami femminile.

10° – Kolchoz di Emmanuel Carrere – @adelphi: Ci sono stati, nell’infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l’ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia – perigliosa, tormentata, avvincente come una saga – delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell’Académie française; e una struggente dichiarazione d’amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l’omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.