Da Marco Cortini riceviamo F. Guccini, Un matrimonio, un funerale, per non parlare del gatto, Mondadori

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“…<<C’è anche la storia del ponticello>> dice Federico, l’autista dell’unico tassì locale. <<Una sera tornò a casa bello tondo; c’era un ponticello su quel fosso che c’è sulla strada che va a Badi. Bé, una notte tornò a casa che era bello tondo, dicevo, si mise sotto a ‘sto ponte, perché per fare quella strada gli Guccini (392x640)avevano confiscato un pezzo del suo campo, e lo alzò tutto, di peso. Poi se lo portò a casa. Ne aveva sì di forza. Però, un’altra volta, mi raccontava mia nonna che, durante un ballo lì al Giardino, ‘briaco come al solito Gigi le avesse messo le mani sul culo. Mia nonna partì con un manrovesci che lo lasciarono di stucco. Ma quella volta se li tenne e non reagì.>> ….”

 

 

Dalla presentazione dell’editore:

Da dietro il crinale della collina si vede arrivare un piccolo corteo, preceduto dal suonatore di fisarmonica e dal mescitore di vino. Lo sposo e la sposa sono in cammino dall’alba, raggiungeranno la chiesa non proprio freschissimi e poi, dopo la cerimonia, riprenderanno la strada insieme agli altri, di nuovo per mulattiere, pronti a godersi un pranzo e una cena con l’appetito rinvigorito dalla scarpinata. Un matrimonio oggi inimmaginabile, che era perfettamente normale quando il piccolo Francesco Guccini vi prendeva parte, portando agli sposi un dono veramente prezioso…

E ancora: il funerale del mitico Gigi de l’Orbo, il sarto sempre ubriaco, il tenore lirico appassionato di ciclismo, la contadina poetessa, un indimenticabile compagno di scuola e tante altre “istantanee”, colme di ironia e appena velate di malinconia, di un tempo andato che non ritornerà. Qualche volta, tra queste pagine, la pellicola della memoria dell’autore resta impressionata da figure sfuggenti, sornione come gatti, dolci come il ricordo di chi se n’è andato, o forse un po’ beffarde come fantasmi…

Questi racconti sono un viaggio attraverso il tempo e i registri narrativi, e riportano in vita per noi esistenze minime, destinate a essere dimenticate se non giungessero le parole a rievocarle. Francesco Guccini si conferma ancora una volta come uno dei più grandi cantori della nostra provincia e del suo epos perduto, con la sapienza e l’infinita pazienza di chi sa esercitare ogni giorno il setaccio della memoria per far riaffiorare dettagli, immagini ed emozioni che sono nutrimento per il presente e il futuro.

 

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