Stefania Magni (finalista del concorso) ci segnala questo testo di S. Jakobsdottir (“Una donna in viaggio”) pubblicato all’interno del libro “Zona d’ombra” di Claudia Bruni, Meridiana editore (2003)

“….Non ebbe nemmeno più paura, quando l’auto si immerse rapidamente e senza preavviso in un cumulo di neve sul percorso. Si fece ad un tratto perfettamente tranquilla. Era come se avesse gettato la spugna, come l’automobile…. Era buio nella sua essenza più profonda; un buio che non aveva mai visto alcuna luce. E niente di ciò che rimaneva fuori da questo buio chiuso aveva più importanza. Non pensò a come ne sarebbero usciti dopo. Non pensava nemmeno al ragazzino (ndr suo figlio) che la aspettava nella fattoria. Niente di tutto questo aveva più alcuna importanza. I giorni in cui il bimbo riposava sicuro nel suo ventre erano passati e non sarebbero tornati. Quel paesaggio sconosciuto e quell’estate trascorsa erano entrati fra di loro, e quella realtà sarebbe stata inamovibile, per sempre. …”

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