Da Fernanda Sacchieri riceviamo una poesia di Wislawa Szymborska tratta dal suo libro DISCORSO ALL’UFFICIO OGGETTI SMARRITI – Biblioteca Adelphi 459 – POESIE 1945 – 2004 – A cura di Pietro Marchesani – Premio Nobel per la Letteratura nel 1996.

 

NELLA MOLTITUDINE
Sono quella che sono.
Un caso inconcepibile
come ogni caso.
In fondo avrei potuto avere
altri antenati,
e così avrei preso il volo
da un altro nido,
cosi da sotto un altro tronco
sarei strisciata fuori in squame.
Nel guardaroba della natura
c’è un mucchio di costumi:
ragno, gabbiano, topo di campagna.
Ognuno va subito a pennello
e docilmente è indossato
finché non si consuma.

Anch’io non ho scelto,
ma non mi lamento.
Potevo essere qualcuno
molto meno a parte.
Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante,
una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.

Qualcuno molto meno fortunato,
allevato per farne una pelliccia,
per il pranzo della festa,
qualcosa che nuota sotto un vetrino.

Un albero conficcato nella terra,
a cui si avvicina un incendio.

Un filo d’erba calpestato
dal corso di incomprensibili eventi.

Uno nato sotto una cattiva stella,
buona per altri.

E se nella gente destassi spavento,
o solo avversione,
o solo pietà?

Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?

La sorte, finora,
mi è stata benigna.

Poteva non essermi dato
il ricordo dei momenti lieti.

Poteva essermi tolta
l’inclinazione a confrontare.

Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso.

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Dalla presentazione dell’editore:

RISVOLTO

L’amore, la morte decifrata nella malattia e nell’abbandono come nelle tragedie della storia, e la vita in genere, anche e soprattutto nelle sue manifestazioni in apparenza più irrilevanti: vecchie fotografie, volti anonimi tra la folla, un’ombra sul muro, rondini in volo, un ombrello smarrito, veglie notturne, un telefono che suona a vuoto. Tutto converge nella poesia «riflessiva» di Wisława Szymborska, che questa ampia scelta antologica permette di seguire lungo l’arco di sessant’anni, dal 1945 sino ad oggi – i testi più recenti sono apparsi su quotidiani e riviste fra il giugno 2003 e il maggio 2004 –, integrando così in modo significativo Vista con granello di sabbia.
Ma la colloquiale naturalezza dei versi cela in realtà una vertiginosa ricerca di temi e tecniche, una raffinatezza strutturale alimentata da molteplici interessi. Così l’osservazione lucida dell’esistenza con le sue irrisorie tempeste e le intermittenti, brevi felicità sfuma in ironiche citazioni dei classici antichi e moderni, nel dialogo con le Sacre Scritture, nelle sottili quanto sommesse allusioni alle grandi questioni della filosofia e della scienza.
L’osservatorio di Wisława Szymborska è situato in un luogo remoto: lo immaginiamo sul crinale di una montagna immersa nel chiarore stellare, ma il cannocchiale dell’astronomo-poeta mette a fuoco, anziché gli spazi siderali, «i nostri brulichii inarticolati», o «l’orlo della nuvoletta bigia sfilacciata/e quel rametto, più a sinistra, di acacia».

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