Qui ne abbiamo già parlato in due occasioni. Nella prima Paolo Pisoni ce lo ha segnalato dicendo che le prime pagine erano faticose, ma poi non si riusciva più a mollare il racconto. Nella seconda, io dicevo che ero già a pagina 140 e confermavo la difficoltà a proseguire.

Ora essendo un lettore testone, pur lasciandolo e riprendendolo, sono andato avanti e adesso l’ho finito.

Confermo il giudizio negativo iniziale. Le prime 350 pagine circa sono una descrizione moralistica della upper class di New York. 350 pagine, non ciufole. Poi finalmente nelle ultime 100 tutto si velocizza, i capitoli si fanno più corti, i fatti si susseguono e ciò che per 350 pagine si è atteso avvenisse finalmente avviene.

Quindi il mio consiglio è saltare le prime 350 pagine e iniziare dalla Quarta parte detta La notte (esattamente a pagina 343 dell’edizione italiana della Feltrinelli.

Direte: è ma così non capiremo i personaggi che agiscono in quelle ultime cento pagine! Non preoccupatevi: li conoscerete facilmente e se anche vi perderete qualcosa, il grosso vi rimarrà.

Un’ultima notazione. Nelle pagine successive alla fine del romanzo, oltre a scoprire che l’autore ha vissuto in un palazzo simile a quello descritto in queste interminabili pagine e che il romanzo stesso è dedicato al portiere di quel suo palazzo sulla cui personalità Pavone ha centrato quella del protagonista (di uno dei protagonisti) dell’Ultimo Turno, scopriamo anche chi e quante persone l’autore abbia sentito il bisogno di ringraziare per la pubblicazione della sua opera. Saltando i ringraziamenti ai suoi coinquilini e addetti alla pulizia dello stabile, scopriamo che Pavone ritiene di dover ringraziare per i consigli e le attività editoriali ben 31 persone, oltre alla moglie e al suo agente.

31 persone coinvolte nella correzione bozze e nel lavoro di editing: come avrebbe detto Frate Antonino in Quelli della Notte di Arbore, minchia non me lo aspettavo!

D’altronde apprendo da Wiki che Pavone ha fatto per vent’anni l’editor e con quell’infinita serie di ringraziamente avrà voluto tenersi buoni tutti gli ex colleghi delle ditte per cui aveva lavorato.

Ah: la sovracoperta dice: uno dei migliori gialli dell’anno. Ecco di giallo non aspettatevi molto. Anzi per la verità niente.

Sintesi: se non avete altro da leggere. Non scritto male. Moralistico. Valgono le ultime 100 pagine.