Io sono stato commercialista, o, meglio, sono stato iscritto all’ordine per molti anni. Non ho mai esercitato perché avevo un altro mestiere che mi dava da vivere, ma quando ho ricevuto la newsletter di Daniele Cima ho avuto un sobbalzo.

Qui sotto mi produrrò in un bel copia/incolla. Prima annoto che in realtà i codici ovviamente non ci ritraggono, ma ci identificano. Daniele, invece, con le sue opere sottilmente cerca e spesso trova il ritratto.

Ecco il testo della newsletter e qualche foto a complemento.


Brevissima storia del ritratto pittorico. Con il suo avvento, la fotografia si è progressivamente sostituita al ritratto dipinto, generando però nuove forme interpretative del personaggio rappresentato, che cessano di essere realistiche e assecondano l’estro creativo di grandi maestri quali Picasso, Matisse, Modigliani…

Recentemente questo processo creativo è giunto all’abbandono completo della figura. Il protagonista del ritratto non è più rappresentato attraverso la forma del viso, gli occhi, le labbra, ma attraverso l’identità determinata dalla pubblica amministrazione, il codice fiscale.

È il linguaggio contemporaneo, le codificazioni cui tutti noi oggi dobbiamo adeguarci (soggiacere?), in quest’era di password, in questo ginepraio di antipatiche vocali e consonanti mescolate alla rinfusa, id, app, pin, puk, spid, otp, vas, vax, tav, mes, cvv, usb, jpg, pdf…

Ogni giorno siamo identificati attraverso codici, sigle, acronimi, numeri. I codici fiscali degli umani sono i ritratti con cui la burocrazia ci vede, ci guarda, ci osserva, ci scruta, ci spia, ci analizza, si insinua nelle nostre vite. Che piaccia o meno, di fatto i codici fiscali siamo noi, sono il nostro ritratto.

Questa nuova realtà trova il suo sviluppo creativo nei Ritratti Fiscali. Una serie di opere in cui, in modo inatteso, immaginifico, trasgressivo, disallineato, viene riconvertita in fantasia e libertà l’ottusità e la tristezza che caratterizzano tutto ciò che odora di burocrazia.

Sono scannerizzazioni d’autore, tac realizzate a pennello, su tela, lettera dopo lettera, colore dopo colore. Nei Ritratti Fiscali le aride lettere e cifre con cui i grigi apparatčik statali esercitano il loro controllo sulle nostre entrate e sulle nostre spese – in realtà sulle nostre vite – si vivacizzano, si colorano, inoculano la vita in quei mesti codici.

Così ci si ritrova confortevolmente in quello che fino a ieri era solamente un freddo, banale, scostante codice alfanumerico, e magari ci si innamora dell’identità che in origine è stata creata per farci pagare le tasse.

Nella galleria di Ritratti Fiscali non manca una variegata, improbabile e incoerente rassegna di celebrities: Che Guevara, Gesù Cristo, Luke Skywalker, Keith Richards, Ipazia, Clark Kent, Mao Zedong, Nerone, Frida Kahlo, Papa Bergoglio, Moana Pozzi, Piet Mondrian, Dracula, Oscar Wilde… fino ad arrivare allo spregiudicato, ironico remake di alcuni dei più celebri ritratti mai fatti, come Monna Lisa, la Venere di Botticelli e la Ragazza con turbante di Vermeer.

Una sottolineatura del surrealismo sorridente che caratterizza questa serie di opere nata nel 2019.

100 x 100 cm, 16 tele 20 x 20 cm in colori acrilici + 45 x 45 cm, stampe fine art + 40 x 50 cm, bozzetti originali