Come da un bel po’ Paolo librario della Zafra di Chiavari ci manda la classifica dei dieci testi più venduti il mese precedente, ovvero in questo caso Maggio. Eccoli.

Come sempre a seguire dopo la lista una breve sinossi dei vari testi.

ps: dalla lettura della classifica (come delle precedenti) non vi sfuggirà che la Zafra è una libreria cattolica, il che ovviamente non significa nulla se non che in altre librerie magari l’enciclica del Papa non entra in classifica. Io ritengo che questa classifica insieme a quella della libreria Il Tempo Ritrovato di Milano, di tutt’altra impostazione, permettano una visione più ampia e articolata di ciò che gli altri lettori hanno pensato valesse la pena di essere letto – magari anche solo con le sovrapposizioni possibili)

1 Papa LEONE XIV Magnifica humanitas LEV
2 CARRERE Kolchiz ADELPHI
3 MANZINI I tramezzini di Rocco Schiavone SELLERIO
4 PIZZABALLA Tornarono a Gerusalemme con grande gioia LEV
5 MCCANN Apeirogon FELTRINELLI
6 DE GREGORIO La cura EINAUDI
7 VELTRONI Il bar di Cinecittà HAPERCOLLINS
8 KINSLEY L’amante perduta di Shakespeare NEWTON COMPTON
9 DALLA ZORZA Io sono Adele MARSILIO
10 CASSAR SCALIA Le terme dell’indirizzo EINAUDI


1 Papa LEONE XIV Magnifica humanitas LEV: Un appello affinché «brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati» siano davvero beni «universalmente destinati a tutti» e non restino «concentrati nelle mani di pochi». La prima enciclica di Leone XIV — Magnifica humanitas «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale» — è un documento traboccante di speranza sulla bellezza dell’umanità «abitata da Dio». Firmata lo scorso 15 maggio, nel 135° anniversario della Rerum novarum del predecessore da cui ha preso il nome, il Pontefice vi riflette sulla Dottrina sociale della Chiesa alla luce della sfida rappresentata dalle nuove tecnologie, esortando a promuovere verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace.

2 CARRERE Kolchiz ADELPHI: Ci sono stati, nell’infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l’ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia – perigliosa, tormentata, avvincente come una saga – delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell’Académie française; e una struggente dichiarazione d’amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l’omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.

3 MANZINI I tramezzini di Rocco Schiavone SELLERIO: «Sono scintille, ricordi, lacerti della vita di Rocco». Racconti che compongono un quadro unico, uno scambio di affetti tra Rocco e il suo passato, tra l’autore e il suo personaggio e il suo maestro. Soprattutto ricordi, e ogni ricordo acceso, come le famose madeleine, dal sapore di un tramezzino. La prima avventura di Rocco bambino, con Brizio Furio e Seba: una beffa ai danni di un «cravattaro». Il racconto di un barbone in cambio di un paio di Peroni, in una Trastevere ancora povera, che insegna alla piccola gang quanto vale, al di là del vero e del falso, una storia. Il patriottismo di facciata della maestra di scuola e il patriottismo sincero di nonno Pietro. Un colpo del giovane Brizio, geniale nell’ideazione ma finito alla maniera de «I soliti ignoti». Una trappola per Rocco Schiavone, messinscena grottesca che denuda di fronte a lui stesso le piccole crudeltà in cui si crogiola. E la comparsa, per la prima volta, in una Panarea settembrina eletta a triste rifugio, del fantasma di Marina, la moglie, e compagna per sempre, uccisa. A questo album delle origini di un immaginario personale, si aggiungono alcune storie poliziesche: casi che testimoniano la formazione del vicequestore Schiavone, il suo intuito impastato di anarchico sarcasmo. I «tramezzini» Antonio Manzini li dedica a una forte amicizia che assieme al calore ha trasmesso in lui un impegno da continuare: la magnifica arte del raccontare. «Una citazione chiara, quindi, direi quasi ovvia per chi ha amato e ama Camilleri. A lui è dedicato questo libro, perché chi ha gli arancini chi i tramezzini, chi cammina con un valzer triste e chi crede ancora nell’amicizia più profonda e la rispetta nel segreto del ricordo».

4 PIZZABALLA Tornarono a Gerusalemme con grande gioia LEV: Riflessione di notevole rilevanza sui cristiani nel Medioriente di oggi, segnato da conflitti, guerre e continue tensioni. In queste pagine, che uniscono acume nel discernimento, una significativa competenza biblica e una spiritualità di inequivocabile profondità, l’autore indica anche una proposta concreta per i cristiani di ogni tempo e luogo. Prendendo spunto dal libro dell’Apocalisse, il patriarca di Gerusalemme argomenta perché, anche di fronte al male subito, il cristiano non si deve chiudere in sé stesso, bensì restare aperto all’incontro con l’altro. Pagine quanto mai attuali per ogni credente, così come eloquenti per ogni lettore.

5 MCCANN Apeirogon FELTRINELLI: Bassam Aramin è palestinese. Rami Elhanan è israeliano. Il conflitto colora ogni aspetto della loro vita quotidiana, dalle strade che sono autorizzati a percorrere, alle scuole che le loro figlie, Abir e Smadar, frequentano, ai check point. Sono costretti senza sosta a negoziare fisicamente ed emotivamente con la violenza circostante. Come l’Apeirogon del titolo, un poligono dal numero infinito di lati, infiniti sono gli aspetti, i livelli, gli elementi di scontro che vedono contrapposti due popoli e due esistenze su un’unica terra. Ma il mondo di Bassam e di Rami cambia drammaticamente e irrimediabilmente quando Abir, di anni dieci, è uccisa da un proiettile di gomma e la tredicenne Smadar rimane vittima di un attacco suicida. Quando Bassam e Rami vengono a conoscenza delle rispettive tragedie, si riconoscono, diventano amici per la pelle e decidono di tentare di usare il loro comune dolore come arma per la pace. Nella sua opera più ambiziosa, McCann crea Apeirogon con gli ingredienti del saggio e del romanzo. Attraversa i secoli e i continenti, cucendo insieme tempo, arte, storia, natura e politica, in un racconto nello stesso momento struggente e carico di speranza. Musicale, cinematografico, muscolare, delicato, Apeirogon è un romanzo per i nostri tempi.

6 DE GREGORIO La cura EINAUDI: «Alla fine di una lunghissima disciplina di terapia e rigore qualcosa devo aver capito meglio. Forse, azzardo: siccome il dolore arriva da solo e comunque arriva sempre, non ne serve altro. Al contrario. Serve bellezza, per affrontare tutto questo dolore. Servono leggerezza, un poco di allegria. Il carburante per viaggiare nel buio». Un giorno d’agosto una donna si prepara a stare via per un po’. Lascia una lettera di istruzioni ai figli, perché anche in sua assenza possano trovare le cose che non trovano mai. Per esempio i doposci. Non è la stagione dello sci, ma chissà quando lei potrà tornare. Questa è la sua storia. Non è il diario di una malattia, ma la testimonianza esatta che nessuno si salva da solo. A risuonare in queste pagine sono le voci degli altri. La voce di Angelina, che ha il piglio di una capobanda e tratta le altre pazienti con tenerezza. La voce del Professore, cresciuto in un paesino dell’Aspromonte e diventato un luminare, che non dimentica le sue origini. La voce di un infermiere che impiantandoti un port endovenoso ti chiede quale sia la tua canzone preferita, e te la canta. In questa sinfonia di voci ci sono risate e stupore, sopracciglia tatuate e purè di carote, sigarette fumate di nascosto e pennarelli che disegnano sul corpo, madri che si preoccupano dei piedi freddi e uomini che conoscono la «logistica dell’amore». Ci sono l’intelligenza e la sensibilità di una scrittrice che ribalta ogni stereotipo, sulla malattia come sulla cura, e che è troppo curiosa delle persone per non raccontarle, perché sa che solo attraverso le storie altrui scopriamo la nostra.

7 VELTRONI Il bar di Cinecittà HAPERCOLLINS: Giovanni Diotallevi ha sedici anni quando suo padre gli comunica la grande notizia. Ha ottenuto per lui un colloquio con un gerarca, una persona importante. Se saprà fargli una buona impressione, per Giovanni si apriranno le porte del meraviglioso luogo che il Duce ha voluto costruire in fondo alla Tuscolana, una piccola metropoli destinata a creare pellicole che incanteranno il mondo intero. Per lui non ci saranno i mercati generali, cassette da scaricare e una schiena spezzata: potrà servire da bere e da mangiare ai più grandi divi del Paese, in quel posto magico che verrà inaugurato in primavera. È ancora incompleto ma ha già un nome che suona come una promessa: Cinecittà. Così, in una fredda mattina del febbraio 1937, Giovanni sale sulla sua bici, attraversa una Roma ancora addormentata e varca le grandi colonne della città del cinema. Incontra Franco Romoli, capo del bar, e per la prima volta passa dietro al bancone. Lì diventerà amico di Marcello Mastroianni e di Fellini, crescerà e invecchierà, si farà una famiglia, vedrà scorrere mezzo secolo: la guerra, gli sfollati, la ricostruzione e il nuovo benessere. Incontrerà le grandi stelle italiane e internazionali, negli anni della “Hollywood sul Tevere”, fino a quando la televisione metterà in crisi quella straordinaria avventura. Walter Veltroni conferma la sua capacità di raccontare la grande Storia attraverso vite normali e speciali insieme, come sono tutte le vite umane. Costruito in equilibrio tra meticolosa ricostruzione storica e invenzione letteraria, Il bar di Cinecittà è un grande romanzo storico e familiare. Ironico e struggente, dolce e amaro, restituisce la magia, le contraddizioni e l’umanità di un luogo unico al mondo, la fabbrica dei sogni chiamata Cinecittà.

8 KINSLEY L’amante perduta di Shakespeare NEWTON COMPTON: Nick Montecristo ha ventisei anni e ha già vissuto nove vite. Evaso dal carcere in cui era rinchiuso grazie all’aiuto di un generoso e astuto mentore, Nick si reinventa ancora una volta nei panni di ladro di opere d’arte su commissione. La sua cultura, il suo ingegno e l’indiscusso fascino sono preziosi sul campo e lo rendono sin da subito uno dei più desiderati del settore. Il primo committente che richiede i suoi servizi di “consulenza” è un ricco collezionista inglese di libri rari. Nick dovrà recuperare per lui una delle poche e ambite copie del First Folio di Shakespeare, che anni prima gli è stata soffiata con l’inganno da un barone-rivale. Ora che quest’ultimo è deceduto e i suoi beni sono passati al figlio, è il momento giusto per pareggiare i conti. Nick si reca così nella villa del barone sul Lago di Como per portare a termine la sua missione. Ha un piano preciso e accurato, solo che non ha messo in conto l’intromissione di Angelica, un’imprevista contendente all’eredità. Giovane, bellissima e impulsiva, Angelica è determinata a prendersi ciò che è suo e trascinare Nick nella soluzione di un enigma che potrebbe rivelarsi più grande di loro. E il ladro gentiluomo potrebbe trovarsi seriamente distratto dall’avvenente ereditiera…

9 DALLA ZORZA Io sono Adele MARSILIO: Adele Casagrande ha sessant’anni, un passato di cui non vuole parlare e un lavoro tutto nuovo. Si è trasferita da Milano in Provenza, a Villeneuve-lès-Avignon, come governante in una casa privata. Qui si trova da sola a ricucire i pezzi di una famiglia che non è la sua, ma anche a fare i conti con i motivi che l’hanno spinta a tagliare di netto con la vita precedente, mentre tutti vorrebbero sapere ciò che lei protegge con il silenzio. Csaba dalla Zorza, con passo certo e delicato, rivela poco alla volta la parte privata della vita di una donna che, vista da fuori, sembra avere tutto. La separazione dei genitori, la volontà di costruirsi un’indipendenza economica, la maternità e la fatica di conciliare famiglia e lavoro, il dolore per un matrimonio finito e il peso di un segreto che non vuole svelare. Cosa succede, quando capisci che l’unica cosa che ti manca ti è stata negata dal tuo stesso senso del dovere? Come si affronta la necessità di essere amata in quella fase della vita che tutti pensano coincida con il tramonto? Io sono Adele è il racconto intimo di una donna che sfida continuamente se stessa, alla ricerca dell’unico coraggio che non ha mai avuto: essere felice. Sapendo che per farlo dovrà infrangere le sue stesse regole.

10 CASSAR SCALIA Le terme dell’indirizzo EINAUDI: Non fosse per i problemi che angosciano i suoi amici più cari, Vanina starebbe attraversando un buon periodo; persino la relazione con il pm Paolo Malfitano pare aver raggiunto il giusto equilibrio. È proprio mentre si sta godendo qualche giorno di riposo con lui che, fra le rovine delle terme dell’Indirizzo, un complesso di età imperiale nel centro del capoluogo etneo, viene ritrovato il cadavere semicarbonizzato di un uomo cui hanno sparato un colpo alla testa. I suoi effetti personali sono andati distrutti, solo il viso, miracolosamente scampato alle fiamme, permette alla polizia di riconoscerlo: è un senzatetto che tempo addietro era stato aggredito dagli scagnozzi di un potente clan mafioso. La direzione delle indagini sembra segnata, ma la Guarrasi non è tipo da fermarsi alla prima ipotesi. Con l’aiuto della sua squadra – per l’occasione rinforzata – e dell’immancabile ex commissario Biagio Patanè, comincia a esplorare nuove piste, che si intrecciano a episodi mai del tutto chiariti, fino a ricostruire una storia sorprendente. – Dottoressa, le sta vibrando il telefono. Vanina si drizzò sulla sedia, la sigaretta ancora spenta in mano. Afferrò la borsa e la aprí, ma il telefono smise di vibrare. Lo recuperò dalla tasca laterale e, nel silenzio assoluto che s’era creato, lesse la notifica della chiamata. Ispettore capo Carmelo Spanò. – Persi siamo, – dichiarò Paolo, sbirciando il display. Vanina fece partire la richiamata. L’ispettore rispose subito. – Spanò, che è successo? – biascicò lei, accendendosi la sigaretta. – Dottoressa, non sa quanto mi dispiace doverle rovinare la domenica e il compleanno del commissario, ma purtroppo abbiamo lavoro nuovo. Dalla voce costernata traspariva la consapevolezza che, a differenza del solito, stavolta la capa non avrebbe gradito la rogna che stava per comunicarle. Vanina alzò gli occhi al cielo e scosse la testa sbuffando il fumo. Paolo allargò le braccia, rassegnato. – Persi siamo, – ribadí a bassa voce. – Ammazzarono a qualcuno, – indovinò Patanè, con lo stesso tono.