Da Gabriella Ventura riceviamo E. Berridge, Le cose non dette.

Gabriella ci scrive: “L’ho trovato in una casetta di book crossing a Sanfront (CN). E’ uno spaccato interessante della vita e mentalità inglese di provincia nell’Inghilterra anni 50/60 e anche delle manie e oppressioni che possono derivare dalla famiglia, soprattutto in presenza di ” cose non dette”. Credo che il libro facesse parte di una collana per signore. L’ho cercato su più siti (in italiano), ma non ho trovato altro nemmeno sull’autrice che era anche giornalista. Buon proseguimento.”


“Guardai di nuovo l’istantanea ripresa con il signor Ducharry, di cui avevo sentito parlare qualche volta. Doveva essere convalescente. Era dimagrita, gli occhi infossati, i capelli piatti, tirati dietro le orecchie. Ma era quasi bella, gli occhi riflettevano una sofferenza, il volto era venuto a patti con la vita, e i patti erano stati gravosi. La volontà, la sconsiderata volontà femminile aveva cominciato a realizzare che certe cose devono essere accettate. Quel volto – a meno che io non vi leggessi troppe cose – aveva cominciato ad essere cosciente che i fallimenti degli altri sono spesso i nostri, per riflesso. Questo volto aveva conosciuto l’amore, Che cosa era successo a mia nonna, negli anni della maturità, per cambiarla tanto? In realtà non avevo nessun bisogno di chiedermelo. Ne ero certa.”