Da Gabriella Ventura riceviamo M. Covacich, Trieste sottosopra, Laterza.

“..Il maestro Eugenio era un omino pieno di peli e capelli rossi con un carisma annichilente. Anche quando avev i tuoi bravi tredici-quattordici anni e lo superavi di una buona spanna, non avresti mai osato contraddirlo, meno che meno reagire alle sue mosse cinesi. Per dividerci durante una zuffa, il piccolo maestro Eugenio ci afferrava all’attaccatura delle basette e poi ci teneva sospesi come due tonni – lui le braccia tese verso l’alto, noi in punta di piedi col collo torto – finché non finiva la ramanzina. …”

Dalla presentazione dell’editore:

«Accanto alla Trieste austroungarica è sempre esistita un’altra Trieste. Accanto alla città dei caffè letterari, della composta amicizia di Svevo e Joyce, c’è sempre stata un’altra città, morbida, disinvolta, picaresca, dai connotati quasi carioca. C’è un edonismo antico, morale, nei triestini. E anche un vitalismo moderno un po’ easy-going, alla californiana. Trieste è una città meridionale, la città più meridionale dell’Europa del Nord.» A spasso per vicoli e piazzette, lungo gradinate a picco sul mare, bighellonando nella bora che spezza il fiato e pulisce l’aria: con una scrittura guizzante di ironica tenerezza, quindici itinerari narrativi svelano e ricompongono il puzzle affettivo e affettuoso di una Trieste ricolma di storia, curiosità, contraddizioni.