Da Paola Mosso riceviamo Gabriella Mosso, I miei, i tuoi, i nostri, Araba Fenice.

“… La mamma mi svegliava alle sei del mattino, mi pareva persino di sentire la tromba, perché l’atmosfera era quella di una caserma. …”

Paola Mosso ci ha scritto: “Ben scritto, fluente e molto interessanti i proverbi tradotti dal piemontese! Una lettura piacevole e ricca di aneddoti simpatici e curiosi.”

Dionisia ci ha scritto: “E’ un libro scritto da Gabriella Mosso, l’ho letto questa estate e, grazie alla maggiore libertà e tranquillità, l’ho potuto terminare ed apprezzare. Scritto in ottimo italiano, intercalato da stretti modi di dire piemontesi (per altro subito tradotti), attraverso la storia della famiglia della scrittrice mi sono sentita trasportata in un mondo che non conoscevo, della campagna pinerolese , ed ho respirato il calore delle famiglie di una volta, mi ha fatto ricordare le libertà che i bimbi allora avevano e che ora non possiamo più concedere, ho partecipato alla storia personale della scrittrice, non proprio facile, raccontata con la serenità di chi, col passare degli anni, ha compreso, giustificato e  perdonato torti subiti ed ora apprezza i suoi <ricordi>.”


Dalla presentazione dell’editore:

Inizio il mio racconto, datandolo primi del Novecento. Parto dai miei bisnonni materni, nati e cresciuti in Piemonte, in un paesino del basso pinerolese, una cascina fra Villafranca Piemonte e Vigone. Qui, ogni giorno, lavoravano sodo per produrre latte, burro e formaggi derivanti dall’allevamento di loro capi bovini. L’attività veniva svolta con l’essenziale aiuto di tre figli maschi descritti da mia nonna belli e robusti e di due figlie minori, mia nonna e mia sorella, che si occupavano della casa e della contabilità. Era una solida famiglia di gran lavoratori. La nonna affermava, teneramente fiera, che sapevano tutti leggere e scrivere, genitori e figli.