Da Marco Grando riceviamo T. E. Martinez: Purgatorio.

“Simón Cardoso era morto da trent’anni quando Emilia Dupuy, sua moglie, lo incontrò all’ora di pranzo nella saletta riservata di Trudy Tuesday. Due sconosciuti parlavano con lui in uno dei séparé in fondo. Emilia pensò di essere entrata nel posto sbagliato e il suo primo impulso fu quello di indietreggiare, allontanarsi, tornare alla realtà da cui veniva. Senza fiato, con la gola secca, dovette appoggiarsi al bancone del bar. Lo cercava da sempre e aveva immaginato la scena innumerevoli volte, ma, adesso che stava accadendo, si accorgeva di non essere preparata. Gli occhi le si riempirono di lacrime, voleva gridare il suo nome, correre al suo tavolo e abbracciarlo. Le forze, però, le bastavano solo per non cadere lunga distesa nel bel mezzo del ristorante, attirando l’attenzione come una stupida.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La presentazione di Marco: nel 1976 una giovane moglie perde il marito desaparecido durante la dittatura argentina. Trent’anni dopo in un ristorante a N.Y. sente la voce del marito e da lì incomincia una ricostruzione tra realtà e immaginazione di tutta la storia del loro matrimonio con sullo sfondo l’argentina di quegli anni.

Dalla presentazione dell’editore: Nell’inverno del 1976 Simón Cardoso viene arrestato dalla giunta militare argentina, e ben presto se ne perdono le tracce: diventa un desaparecido. Trent’anni dopo, negli Stati Uniti, sua moglie Emilia sente la voce di Simón in un ristorante, ne rimane sconvolta e inizia un’incessante ricerca del marito che credeva morto. A partire da questo episodio, Purgatorio intreccia una storia d’amore (perduto e ritrovato) con una ghost story, sullo sfondo della sinistra irrealtà creata dal regime dittatoriale. Tomás Eloy Martínez costruisce con maestria un romanzo commovente, tenendo sempre il lettore in bilico tra verità e illusione.

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