In attesa che il 1 aprile riparta il concorso, segnalo W.S.Maugham, Storie ciniche, Adelphi.

Difficilmente ricordo un libro più piacevolmente e superficialmente cattivo come questo e al contempo pieno di buonsenso e umorismo. Si parla soprattutto di donne. Donne sposate. Donne vedove. Donne intelligenti e allegre. E si parla anche di suicidi, omicidi, orrori, grandi drammi sentimentali, innamoramenti, amicizia. Sono racconti (non tutti brevi e non tutti ugualmente brillanti), che hanno il sapore e l’odore della Londra benestante, fatta di ricevimenti, feste, cene e interminabili chiacchiere o delle Indie coloniali. Insomma il libro vale il viaggio.

“Non è colpa mia se mi sono innamorata. Capisci, era un amore tutto diverso da quello che provavo per Charlie. Con lui c’era sempre qualcosa di materno da parte mia, di protettivo. Io ero quella ragionevole, lui quello intrattabile. Ma io sapevo come trattarlo. Con Gerry è diverso” La voce si fece più dolce e il viso si trasfigurò rapito. “Mi ha restituito la mia giovinezza. Per lui ero una ragazza, e potevo contare sul suo vigore e sentirmi protetta da lui.”
“Mi è sembrato un tipo in gamba” dissi lentamente. “Immagino che farà strada. Era assai giovane per la posizione che occupava quando l’ho conosciuto. Adesso avrà ventinove anni, vero?”
Margery sorrise lievemente. Sapeva bene a cosa alludevo.
“Non gli ho mai nascosto quanti anni ho. Lui dice che non ha importanza.”
Ero certo che dicesse il vero: non era il tipo di donna che menta sulla propria età. Anzi, doveva aver provato una specie di gioia sfrenata nel dirgli le cose come stavano.

Dalla presentazione dell’editore:

«Deve essere un mio difetto, ma i peccati altrui non mi scandalizzano – sempre che non mi riguardino personalmente». La leggendaria sprezzatura di Maugham pervade tutti i racconti di questa raccolta, popolata di personaggi tanto più veri in quanto tratti dalla sua vita multiforme di medico, scrittore, drammaturgo e agente segreto. Il nostro insaziabile viaggiatore spazia da una bettola di Vladivostok al bel mondo della Costa Azzurra, e il suo occhio spietato mette a nudo con sublime cattiveria, o anche con dissimulata compassione, intime tragedie e abissali fallimenti di un pittoresco campionario umano: impostori di lungo corso, madri efferate, coniugi assassini – tutti in balìa della casualità della vita e della cecità delle passioni. Come Elizabeth, «una giocatrice d’azzardo, una scialacquatrice e una donna lasciva»; o come Morton che, tornato in Inghilterra, si sentiva più solo che nella giungla. E segreti ben custoditi, acrobatici patti e rischiosi tradimenti concordati ci apriranno un mondo in cui nulla obbedisce a una rassicurante prevedibilità.

 

 

 

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