Da Elena Gerla riceviamo:

Deserto dei Tartari, Dino Buzzati, Mondadori (pag. 122)

“…”Addio dunque Fortezza, con le tue assurde ridotte, i tuoi soldati pazienti, il tuo signor colonnello che ogni mattina, senza farsi vedere, scruta col cannocchiale il deserto del settentrione, ma è inutile, non c’è mai niente. Un saluto alla tomba di Angustina, forse è stato di tutti il più fortunato, lui almeno è morto da vero soldato, meglio comunque che nel probabile letto di un ospedale. Un saluto alla sua camera, dopo tutto Drogo ci ha dormito onestamente centinaia di notti. Un altro saluto al cortile, dove anche stasera, con le solite formalità, si schiereranno le guardie montanti. L’ultimo saluto alla pianura del nord, vuota ormai di illusioni.
Non pensarci più Giovanni Drogo, non voltarti indietro ora che sei arrivato al ciglio del pianoro e la strada sta per immergersi nella valle. Sarebbe una stupida debolezza. La conosci pietra per pietra, si può dire, la Fortezza Bastiani, non corri certo il pericolo di dimenticarla. Il cavallo trotta allegramente, la giornata è buona, l’aria tiepida e leggera, la vita ancora lunga davanti, quasi ancora da cominciare; che bisogno ci sarebbe di dare un’ultima occhiata alle mura, alle casematte, alle sentinelle di turno sul ciglio delle ridotte?Così una pagina lentamente si volta, si distende dalla parte opposta, aggiungendosi alle altre già finite, per ora è solamente uno strato sottile, quelle che rimangono da leggere sono in confronto un mucchio inesauribile.Ma è pur sempre un’altra pagina consumata, signor tenete, una porzione di vita,”…

deserto

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