Trovo sullo scaffale di una delle librerie di casa questo breve romanzo (forse più un racconto) della Duras. Il suo primo.

Al di là del contenuto vagamente erotico che forse aveva contribuito, causando scandalo, alla sua fortunata prima edizione, il libro è di una dolorosa e profonda bellezza.

Lo stile (e in parte anche il contenuto) ricorda (e forse l’avrà influenzata) quello usato da Kristof nella Città di K, ma al contrario di quello (e di ogni altro a mia conoscenza e memoria) questo della Duras è così intimamente e, torno a dire, dolorosamente femminile.

E la mia non è una osservazione data dal tema che costituisce uno dei pilastri del racconto (il rapporto madre e figlia), ma proprio dal linguaggio, dalle pause, dalle metafore, dai ricordi. Con nessuna altra scrittrice mi è venuto da pensare a questa forte e pregnante distinzione di genere, verso la quale, per la verità, mi sono sempre opposto. Ho sempre pensato e sostenuto che scrivere bene non distingue il sesso di chi opera. Caterve di scrittrici (e di scrittori) sono la testimonianza che la femminilità così come la mascolinità non costituisce un premio nel giudicare un’opera che quando è bella e ben fatta scorre e coinvolge pressocché in maniera analoga. Qui, al contrario, la femminilità è una qualità tanto forte da risuonare distintamente ad ogni pagina e riga. Ne fa un’opera intima e sofferta.

Anche l’alternarsi della prima persona che narra e della terza persona che descrive lei stessa mi pare così proprio della femminilità. Essere e guardarsi, conscia degli sguardi degli altri, uomini e non solo, e al tempo stesso prepotentemente cercare se stessa in atteggiamenti e parole che ti distinguano. Intimo.

E’ tanto intimo da ricordare per qualche verso i racconti della Anais Nin, solo che quelli sono dichiaratemente erotici, mentre qui il tema dell’erotismo è solo complementare a quello di una quindicenne francese nelle colonie orfana di padre e con una madre largamente disturbata.

Bello, coinvolgente, da leggere o rileggere.

ps: il romanzo è disponibile in libreria in Francia e in Spagna, ma non in Italia. La Feltrinelli ha smesso di ripubblicarlo e quindi si trova solo usato. Mala tempora currunt.

Dalla presentazione dell’editore:

La storia d’amore di una francese quindicenne con un giovane miliardario cinese, sullo sfondo di un ritratto di famiglia, nell’Indocina degli anni trenta. Racconto-rivelazione di lucidità struggente, di terribile e dolce bellezza. L’amante trasfigura e risolve integralmente in una scrittura spoglia, e prodigiosamente intensa, il complice gioco che la memoria e l’oblio ricalcano sulla trama della vita.