Lunedì sera siamo stati al Conservatorio qui di Milano a sentire un programma musicale offerto gratuitamente da varie associazioni milanesi (tra le altre Clavicembalo Verde, Piano Lovers over 40, Fondazione Milano Policroma, La Ginestra) che comprendeva i primi movimenti di due famosi concerti per pianoforte e orchestra di Rachmaninov (il numero 2 e il numero 3) e la sinfonia nr 9 di Dvorak detta Dal nuovo mondo.

Confesso che non conoscevo i due concerti di Rachmaninov e mentre il terzo non mi ha entusiasmato, il secondo l’ho trovato piacevole nonostante, appunto, fosse la prima volta che lo ascoltavo. Dico questo perché sono convinto che per apprezzare appieno un brano musicale esso debba essere sentito e risentito, specie se l’approccio melodico è meno sottolineato. E questo è il caso dei concerti di Rachmaninov.

Conoscevo bene e conosco bene la sinfonia di Dvorak, che nel complesso è stata eseguita bene, anche se forse in maniera troppo concitata.

E qui si pone il tema principale che una esecuzione musicale pone, quello della durata.

Mi hanno spiegato amici musicisti che chi scrive musica specifica tutto, ma ciò che non può specificare è la velocità di esecuzione. Si badi bene: se il compositore scrive Allegro, quel brano non può essere eseguito come un Adagio, ma c’è Allegro e Allegro e Adagio e Adagio.

Al di là delle celeberrime Variazioni Goldberg registrate da Glenn Gould nel 1955 in un modo e nel 1981 in un altro (la differenza di durata tra l’esecuzione della prima aria nel 1955 e nel 1981 è di più di un minuto, contando che il totale è in un caso meno di due minuti e nel secondo più di tre), tutti i brani sono interpretati principalmente da questo punto di vista (per un importante e più proprio commento tecnico vi rimando a questo post scritto da Sandro Dandria il 6 aprile del 2022).

Ebbene la versione proposta dal maestro e direttore Ligoratti è suonata alle mie orecchie più, diciamo così, sincopata, veloce, asciutta del solito e del necessario.

In ogni caso bella.

La sinfonia è un capolavoro, soprattutto, per me, per l’alternanza di calma e violenza, tranquillità e melodia contrapposte continuamente allo squasso.

Questa alternanza mi ha fatto (e mi fa) molto meditare.

Da ascoltare e riascoltare. Non potendo proporre la versione del maestro Ligoratti copio il link a questa su youtube.