Sandro Frera lancia un grido di dolore.

Uniamoci tutti almeno nelle ricorrenze più estreme.

Nessuno lo dice apertamente, ma tutti lo sussurrano. Altri se lo tengono per sé, quasi fosse da vergognarsi anche solo saperlo ed assistere impotenti.

E’ morta la speranza.

Per anni, pur tra mille difficoltà, questa signora, nata con la rivoluzione francese, ci ha accompagnato e sostenuto, tutti, nell’idea che il mondo fosse un posto bello nel quale, sforzandoci, avremmo potuto garantire sempre più benessere a tutti.

Riscaldamento in casa, acqua corrente, scuole, pulizia. E ancora strade, ospedali, automobili, treni, aerei, televisioni, lavatrici, lavastoviglie, eccetera, eccetera.

Perché eravamo tutti fratelli al grido di Liberté, Égalité, Fraternité e tutti, un po’ per volta, saremmo giunti al paradiso in terra affrontando e risolvendo i vari problemi sociali e fisici.

Ora questa signora è morta e noi ce ne vergogniamo un po’.

Siamo noi che l’abbiamo uccisa? si chiede qualcuno. Non noi, si risponde, gli altri. Gli altri, i cattivi, quelli delle dittature, quelli delle ideologie, quelli che ci rifiutano e ci identificano come oppressori. “Non noi, gli altri” ripropone la famosa domanda degli anni settanta sull’aumento della popolazione mondiale: siamo troppi o sono troppi? Anche allora erano gli altri, solo che allora, quando la speranza era viva, anche gli altri (i cinesi, gli indiani) si erano mossi per affrontare il problema. Ora siamo al “si salvi chi può”: la speranza, quella speranza è morta.

Ora la speranza, quella nuova, è che siamo tanto forti da schiacciare il serpente, da sconfiggere il drago, da ridurre al silenzio i nostri nemici che sono tanti e crescono sempre di più come nei videogiochi, quando superato un livello ne compaiono a decine e decine altri.

E’ la speranza della paura, la speranza del terrore e della sopravvivenza. Il futuro è buio, ma solo noi abbiamo la luce. Abbiamo la luce?