Da Marco Grando riceviamo J. Hermann, L’amore all’inizio, L’Orma ed. Marco ci scrive: E’ la storia di una giovane madre che un bel giorno riceve una citofonata di un tizio sconosciuto che le chiede se ha del tempo per parlare con lui. La cosa diventa quindi insistente e poi ossessiva…….. —————————————————————————————————————- “Buongiorno, dice l’uomo. Non ci conosciamo. Lei non mi conosce. Io però la conosco di vista e mi piacerebbe fare due chiacchiere con lei, Ce l’ha un po’ di tempo. Non è una domanda. Non è una vera domanda, e poi suona innaturale, come una cosa imparata a memoria. Ce l’ha un po’ di tempo. Stella si scosta la cornetta dal viso. Sarà uno scherzo? Le viene quasi da chiedersi se ha capito bene. L’uomo lì fuori sta leggermente piegato davanti al citofono e aspetta una risposta. Non lo ripete. Non lo ridice un’altra volta, Stella ha capito benissimo. Allora si aggrappa alla cornetta e dice forte e chiaro: non posso, non ho tempo. Capisce cosa voglio dire? Non possiamo fare due chiacchiere perché io il tempo davvero non ce l’ho, non ce l’ho proprio per niente. Peccato, dice l’uomo davanti a casa sua. Allora niente. Magari un’altra volta.
Dalla presentazione dell’editore: Stella abita in un tranquillo quartiere residenziale ai margini della città, madre a tempo pieno e infermiera part time, si divide tra le cure ai suoi anziani assistiti, la saggia allegria della figlia Ava e l’attesa del marito sempre via per lavoro. Una vita come tante, in fondo anche desiderata, eppure persino troppo immutabile, e preda di improvvisi struggimenti. Una mattina è sola in casa, e qualcuno suona al cancello del suo giardino. È un uomo, mai visto prima, che le propone di fare due chiacchiere. Stella, turbata e sorpresa, rifiuta seccamente, ma quella figura inquietante e dall’aria disturbata si ripresenta giorno dopo giorno, in una catena di apparizioni sempre più pressanti. La vita della donna comincia a deformarsi, corrosa dallo sguardo di un essere sconosciuto, toccata da quella presenza fantasmatica e concretissima che la scuote nel profondo, mutando le insoddisfazioni di un quieto conformismo in uno sfumato crescendo di ossessioni. Con una lingua nuda e uno stile scarno, di affilata economia verbale, Judith Hermann crea un ecosistema umano e urbano carico di tensione, capta una vibrazione emotiva che al contempo attrae e atterrisce, e ci porta all’origine, spesso ambigua e violenta, di tutti i desideri sepolti sotto il ricatto della normalità.