Da Marco Grando riceviamo O. Guez, La scomparsa di Josef Mengele, Ed. Neri Pozza.

Marco ci scrive: “E’ la ricostruzione, in forma di romanzo, ma su basi rigorosamente scientifiche, della fuga del famigerato “dottor morte” di Auschwitz, dalla Germania al Sud America.: dall’Argentina al Paraguay, dalla Bolivia al Brasile, con le loro contraddizioni e corruttele che si intrecciano con la solidissima ed efficientissima rete di ex gerarchi nazisti, creata proprio per dare assistenza  agli “esfiltrati” e fra questi il dr. Mengele, con  le sue vicissitudini per sfuggire dapprima ai sopravvissuti dei campi di sterminio, poi ai servizi segreti israeliani e, infine, alla giustizia della neonata Repubblica Federale Tedesca. Il libro, se non sbaglio, è fra i sei finalisti del Premio Strega sezione stranieri.”

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“La North King fende l’acqua melmosa del fiume. Dall’alba i passeggeri, saliti sul ponte, scrutano in lontananza, e ora che sbucano dalla nebbia le gru dei cantieri navali e la linea rossa dei magazzini del porto i tedeschi intonano una canzone militare, gli italiani si fanno il segno della croce e gli ebrei pregano, nonostante la pioviggine, le coppie si baciano, il bastimento arriva a Buenos Aires dopo tre settimane di traversata. …”  

Dalla presentazione dell’editore:

Buenos Aires, giugno 1949. Nella gigantesca sala della dogana argentina una discreta fetta di Europa in esilio attende di passare il controllo. Sono emigranti, trasandati o vestiti con eleganza, appena sbarcati dai bastimenti dopo una traversata di tre settimane. Tra loro, un uomo che tiene ben strette due valigie e squadra con cura la lunga fila di espatriati. Al doganiere l’uomo mostra un documento di viaggio della Croce Rossa internazionale: Helmut Gregor, altezza 1,74, occhi castano verdi, nato il 6 agosto 1911 a Termeno, o Tramin in tedesco, comune altoatesino, cittadino di nazionalità italiana, cattolico, professione meccanico. Il doganiere ispeziona i bagagli, poi si acciglia di fronte al contenuto della valigia piú piccola: siringhe, quaderni di appunti e di schizzi anatomici, campioni di sangue,  vetrini di cellule. Strano, per un meccanico. Chiama il medico di porto, che accorre  prontamente. Il meccanico dice di essere un biologo dilettante e il medico, che ha voglia di andare a pranzo, fa cenno al doganiere che può lasciarlo passare. Cosí l’uomo raggiunge il suo santuario argentino, dove lo attendono anni  lontanissimi dalla sua vita passata.
L’uomo era, infatti, un ingegnere della razza. In una città proibita dall’acre odore di carni e capelli bruciati, circolava un tempo agghindato come un dandy: stivali,  guanti, uniforme impeccabili, berretto leggermente inclinato. Con un cenno del  frustino sanciva la sorte delle sue vittime, a sinistra la morte immediata, le camere a gas, a destra la morte lenta, i lavori forzati o il suo laboratorio, dove disponeva di uno zoo di bambini cavie per indagare i segreti della gemellarità, produrre superuomini e difendere la razza ariana. Scrupoloso alchimista dell’uomo nuovo, si aspettava, dopo la guerra, di avere una formidabile carriera e la riconoscenza del Reich vittorioso, poiché era… l’angelo della morte, il dottor Josef Mengele.
Romanzo vincitore del prestigioso Prix Renaudot, La scomparsa di Josef Mengele si immerge fino in fondo nel cuore di tenebra del secolo trascorso. Tra vecchi nazisti, agenti del Mossad, dittatori da operetta e attori di un mondo corrotto dal fanatismo, dalla realpolitik e dal denaro – il coro che accompagna o protegge la fuga di Mengele – Guez mostra come la «luce nera» di «un uomo che non dovrebbe essere un uomo… si trasmette meglio nei romanzi che altrove» (Le Monde).