Da Paolo Coletti riceviamo A.C.Sulzer, Post scriptum, Sellerio.

“….Non era lui ma la direzione a decidere della sua vita, almeno fin quando si fosse creato una famiglia. ….”

sulzer

Dalla presentazione dell’editore:

Nel gennaio 6370-3del 1933, in un lussuoso hotel delle Alpi Svizzere, trascorre qualche settimana di riposo il più popolare attore di lingua tedesca. Dopo il sensazionale successo dell’esordio quando ha già trentacinque anni, in un film muto con un’attrice sconosciuta che si farà strada, Marlene Dietrich, è diventato un idolo, un seduttore, un sogno, e non solo in Germania. Adesso, in quei giorni invernali, protetto dal personale e dai proprietari dell’albergo che sorvegliano con discrezione le sue ore di tranquillità, Lionel Kupfer sembra godersi la villeggiatura e concentrarsi sul prossimo ruolo cinematografico. La sua presenza, nonostante le attenzioni, non passa inosservata. Nell’ufficio postale del paese lavora il giovane Walter, fervente e rispettoso ammiratore dell’attore, che una sera va all’albergo per vederlo da vicino. E di lì a poco arriverà anche Eduard Steinbrecher, un mercante d’arte viennese a cui Kupfer è da tempo legato.
Si va preparando, in quel luogo di così ordinata apparenza, remoto rifugio di un’Europa inquieta, un futuro inaspettato. L’uomo e l’intero continente sono sul punto di scivolare in un baratro senza ritorno. Kupfer è ebreo, e neppure la fama può proteggerlo dalla ferocia dell’odio antisemita. Di colpo il divo dagli occhi azzurro acqua, visibili solo nei manifesti perché la pellicola del tempo non riesce a catturarli, l’uomo elegante come un italiano e volitivo come un tedesco, non è più il benvenuto in Germania. Davanti a lui, nella quiete improvvisamente crudele di un accogliente soggiorno, si delinea la definitiva conclusione della sua carriera. E la necessità di scelte senza ritorno.
Ritratto di un personaggio malinconico e scettico nel corso di mezzo secolo di vita e di rivolgimenti, biografia inventata di realistica profondità, e soprattutto riflessione sull’amore come impossibilità e illusione, il romanzo di Sulzer è un raffinato e letterario cantico della sparizione, della scomparsa: da un lato quella individuale di un artista esiliato dalla Storia, dall’altro il dissolvimento collettivo, mortifero, infernale, che contrassegna la brutale follia del XX secolo.

 

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