Da Melania Gastaldi riceviamo Neige De Benedetti, Tubì tubì, Sellerio.

“Lei dice che l’arte è un modo di tirare fuori quello che si ha dentro, e che i miei disegni sono come una fotocopia di quello che c’è nel mio cuore. Chissà come sono strane le cose che ha la mamma nel cuore.”

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Dalla presentazione della Sellerio:

Layla e Andrea. Una bambina e una donna tengono questo diario a due voci, pagine che si alternano e si sorreggono a vicenda. Due sofferenze che all’inizio procedono come rette parallele ma che poi si incontrano e fondendosi si fanno solitudini meno dolorose.

«Ho cinque anni. Tutti i pomeriggi vado a nascondermi nella cantina sotterranea della nonna. Mi chiamo Layla. A mio padre piaceva la chitarra. La sapeva anche suonare, le dita gli galoppavano su e giù per le corde, velocissime. “Layla” era la sua canzone preferita, la suonava sul balcone con un sigaro in bocca, che faceva un odore cattivo ma squisito, battendo il piede sul pavimento e tenendo un occhio un po’ socchiuso per via del fumo. La mamma non la suona bene come papà, e nemmeno lo stereo».

Layla e Andrea, una bambina senza amici, una ragazza che non vuole vivere: il romanzo è raccontato da queste due voci ed è la storia, con tutte le peripezie e i personaggi d’intorno, del reciproco salvataggio, di come la bambina poté riportare la ragazza che non voleva nulla sulla riva dell’essere.Tubì, to be.
Neige De Benedetti ha pubblicato finora libri di fotografia (La notte di Mattia e Doppio rosso) ed ha una prosa che riesce a dare il senso della incantata profondità e della quieta disperazione.

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