Francesco Bonami è un importante critico d’arte e curatore di mostre. Qui da noi ha raggiunto la sua massima esposizione mediatica quando nel 2003 (a 48 anni) è stato chiamato a dirigere la cinquantesima edizione della Biennale di Venezia. E’ fiorentino (e l’amore della battuta lo dimostra ampiamente), ma da tempo ha assunto anche la nazionalità statunitense, seguendo il più importante mercato d’arte del pianeta.
Ha scritto diversi libri divulgativi. Di suo avevo letto anni fa il deprimente Mamma voglio fare l’artista. La sua tesi, allora, come ora, è che artisti si è, ci si nasce e se non si è bravi, meglio lasciar perdere e cercare di dimenticare questa propria inclinazione o natura.
Qualche giorno fa a casa di un amico ho trovato questo Si crede Picasso. La supponenza è sempre la stessa, declinata questa volta in chiave chiaramente ironica. Il testo finisce così: “Gli artisti veri fanno parte del nostro corpo come le ossa e i muscoli: anche se non funzionano troppo bene non si possono eliminare. Gli artisti finti, invece, sono come dei foruncoli: non dovrebbero esserci.” Ovviamente, il tema è che Bonami decide chi è artista vero e chi no, anche se è evidente che queste siano solo sue supponenti opinioni personali.
Sul riconoscimento di un’opera d’arte da una non opera d’arte, seguendo il giudizio di Danto, ne avevo scritto anni fa. Quei testi ancora oggi mi pare continuino ad essere validi (Venezia e arte e Venezia e arte: una sintesi)
In ogni caso, il valore di questo testo di Bonami sta nel suo elenco di quarantadue artisti. più che nel giudizio sugli stessi, nel senso che su alcuni si può essere facilmente d’accordo (quando definisce Picasso l’artista per antonomasia chi può obiettare?), su altri si può discutere, su altri ancora la topica bonamiana è dietro l’angolo.
In generale, ciò che mi trova contrario è il mischiare scultura, installazioni e pittura in un indistinto milieu d’arte. Come ogni altra attività umana anche in campo artistico vale la specializzazione (o dovrebbe valere) e non ha senso paragonare uno scultore ad un pittore. Personalmente della scultura e delle installazioni non parlo perché non ci capisco un’acca. Della pittura, invece, ogni tanto sì.
In ogni caso dicevo che il valore del libro del 2010 sta nel suo elenco e nelle sue spesso divertenti definizioni o irrisioni, tipicamente toscane.
Vediamole:
- Picasso – artista al 100%
- Fabrizio Plessi – è come quegli abbigliamenti sintetici al 90% con un 10% di cotone: artista al 10%
- Julian Schnabel – si crede Picasso, ma noi non ci crediamo
- Louise Bourgeois – un vero artisto
- Jim Dine – aiuto, voglio smettere
- Francesco Vezzoli – voglio il cellulare di Picasso
- Joseph Beuys – uguale a quello vero, di lui esiste un originale e una copia identica
- Arnaldo Pomodoro – inguardabile, ma vero
- Bill Viola – difetti speciali
- Vanessa Beecroft – tornare Vanessa
- Jaume Plensa – non ci voglio nemmeno plensare
- David Hockney – campione
- Mario Merz – l’orologio a igloo
- Banksy- topo gigio
- Damien Hirst – non solo farfalle, ma anche opere fatte bene
- Maurizio Cattelan – artista proprio non era, ma furbo sì
- Igor Mitoraj – li mitorajacci tuoi
- Folon – disegnatore ottimo, scultore pessimo
- Alberto Burri – diciamocelo! Burri ci piace un sacco
- Emilio Vedova – potente, ma poco importante
- Dan Flavin -non ci capisco un tubo
- Rachel Whiteread – l’artista negativa
- Bruce Nauman – Nauman è tanto artista quanto John Wayne è un cowboy
- Giuliano Vangi – sculture orribili
- Gilbert&George – più che una coppia sono un simbolo della cultura londinese
- Edward Hopper – tutti ci sentiamo oggi Hopperiani
- Fischli & Weiss – asini come fischli & weiss è un gran complimento
- Giuseppe Penone – la cosa più semplicw e più efficace è copiare la natura
- Michelangelo Pistoletto – prenato e postnato
- Enzo Cucchi – una specie di Antonio Ligabue
- Gabriel Orozco – grande sguattero del mondo dell’arte con una voce bellissima
- Frida Kahlo – una sorta di Guttuso messicana, molto più brava del maestro di Bagheria
- Ron Mueck – scartigianato d’autore
- Jackson Pollock – artista moderno per eccellenza
- Rudolf Stingel – fatto con i piedi
- Alighiero Boetti – viaggio fuori dal tempo
- Marina Abramovic – ma quanto balcano!
- Charles Ray – tempestoso, ma limpido
- Doug Aitken – artista video, visionario e vero al tempo stesso
- Viz Muniz – opere considerate erroneamente arte
- Shirin Neshat – artista a denominazione di origine evidente
- Tino Sehgal – non capisco una sehgal
PS: dalle illustrazioni che seguono (una per artista – a voi il gioco di riconoscere l’autore) è facilmente comprensibile il sentimento di straniamento che colpisce sempre la gente non addetta ai lavori quando visita le mostre. Quale è il linguaggio dell’arte oggi? Per la scultura sembra intravedersi ancora una grammatica della semplificazione. Per le installazioni un rimando filosofico o supposto tale. E la pittura? Confusione e imbarazzo, tra espressionismo, informale e ritorno alla figurazione. Boh.










































