Serata umida l’altra sera all’arena all’aperto dell’Anteo (AriAnteo) con costante pericolo di pioggia. Ovviamente già stato in altre arene estive: questa che è posta sotto i grattacieli di CityLife con gli ascensori e gli uffici accesi fino a tardi e gli aerei ed elicotteri diretti (presumo) a Malpensa induce un attimo alla distrazione, specie se il film, come questo, è dichiaratamente claustrofobico.
Storia di un ricco giovane produttore musicale affetto da fortissimi mal di schiena anche e soprattutto a causa di una recente operazione.
Storia di un ricco e giovane produttore musicale che ha una storia d’amore con la propria altrettanto giovane dottoressa.
Storia di un ricco e giovane produttore musicale che produce un nuovo disco insieme ad una famosissima (e più anziana) cantante.
Storia di un ricco e giovane produttore musicale che diventa tossicodipendente dagli oppiacei che la dottoressa gli somministra.
Storia di un ricco e giovane produttore musicale che va in overdose.
Storia di un ricco e giovane produttore musicale che ha un gravissimo incidente d’auto e resta tetraplegico.
Tutto in due ore chiusi nel bell’appartamento di lui.
Film di primi piani e con dialoghi sussurrati, l’attenzione viene mantenuta mischiando (o lasciando intendere di mischiare) i piani temporali del racconto, così che lo spettatore venga scioccato inizialmente (la scena dell’overdose è tra le prime del film, ma per coerenza dovrebbe essersi svolta dopo) e cerchi nella successive sequenze di ricostruire il filo del racconto.
Per questo l’ho raccontato così, perché il film stesso è strutturato per frasi ripetute che si intersecano. Anche in questo mio post, se provate a rileggere le frasi sopra mischiandole il risultato non cambia: ritratto di un ricco e giovane produttore musicale e del suo nuovo amore. Solitudine, amore, desiderio, bisogno, amicizia, dipendenza, alterità si confondono per giungere a rappresentare appieno il protagonista.
Brutto? Noioso? No, direi di no. Certo un film che va visto in buona salute e senza debiti di sonno pregressi o da digestione in corso. Lento? Sì, ma impreziosito da una fotografia e da un commento musicale di grande livello.
Pubblico a larga maggioranza femminile e giovane, tanto da chiedersi se Marinelli non sia divenuto uno delle tante icone del pubblico femminile (mia moglie e una amica negano).
La lunga scena finale (un po’ tirata per i capelli) porta a chiedersi se l’amore e il desiderio proseguano a dispetto di tutto. Mi ha ricordato i baci appassionati descritti dal Tommaseo in Fede e bellezza, quando marito e moglie si scambiavano queste effusioni anche sul letto di morte di lei.
Là eravamo in pieno romanticismo. Oggi?



Bell’articolo. Ben costruito.
Io l’ho visto a Garibaldi, sempre all’aperto, appena uscito… Con lo stesso Marinelli a parlarne, assieme al regista.
Per farla breve non l’ho apprezzato. Capisco la tua visione artistica del film, ma l’ho trovato vecchio, forse sarebbe andato bene 30 anni fa, e troppo melodrammatico, e non solo nel finale. Non mi sembra racconti niente di nuovo, anzi…
Marinelli è sicuramente diventato un sex symbol. La platea dov’ero io ha dimostrato questa idea. Ma poco importa ai fini di un film che, a parte la fotografia e a una certa struttura narrativa, non dice niente.
Forse sono severo, ma da Marinelli and co. mi aspettavo di più. Bertolucci è solo sullo sfondo, e pure sfuocato.
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