Per il mio compleanno mi hanno regalato questo romanzo di cui aveva parlato indirettamente Ramsis Bentivoglio nella sua recensione del film uscito l’anno scorso con lo stesso titolo (e con il sottotitolo Le origini di Putin).

Il primo dato è che si legge con una certa facilità. Strutturato per capitoletti dedicati ai vari passaggi della recente storia russa permette, se sorge la curiosità, di tornare (via wikipedia) ad approfondire e rinfrenscare i ricordi specie di quel periodo turbolento che andò dalla caduta del muro (1989) all’ascesa di Putin.

I protagonisti sono tutti citati nome e cognome e l’unico “falso” è quello dell’inventato protagonista, giovane produttore televisivo che Putin assume come proprio consulente nella comunicazione.

Detto questo, ripeto il libro si legge bene e la capacità di da Empoli di tenere legato a sé il lettore è notevole.

Bentivoglio, nella sua recensione, parlava di un mondo, quello russo, complicato e misterioso.

Dalla lettura la complicazione si riduce e le vicende russe di quegli anni (e di questi) assumono una importanza che va oltre i loro stretti confini nazionali.

Il punto è: con la caduta del muro gli americani si erano comprati la Russia che sotto la loro influenza aveva condotto una serie di liberalizzazioni della aziende di Stato che avevano condotto alla nascita di una ristretta cerchia di cosiddetti oligarchi tutti legati a doppio filo con la grande finanza anglosassone.

Questa rivoluzione “liberale” (le virgolette sono d’obbligo) aveva stravolto la società russa e introdotto in un brevissimo arco di tempo valori estranei alla loro cultura popolare, senza peraltro dare i benefici economici sperati alla popolazione. Caos e sensazione di ladrocini continui.

L’impossibilità di ricandidare dopo due mandati (e completamente ormai alcolizzato) El’cin ha aperto le porte a Putin che nel romanzo viene individuato, dalla televisione di Stato, come un candidato credibile perché non politico ed estraneo alla gestione del potere fino a quel momento. Questa motivazione vi ricorda qualcun altro nella recente storia europea ed italiana?

Putin in breve, grazie alla sua provenienza dal KGB, stringe tutti gli snodi del potere azzerando l’opposizione, ma soprattutto oligarchi. Alcuni facendoli sparire, altri esiliandoli all’estero.

L’azzeramento dell’opposizione è un capitolo interessante: secondo la tesi del libro questa operazione avviene anche (se non soprattutto) finanziando tutti i gruppi dall’estrema destra all’estrema sinistra che non si riconoscevano nella democrazia liberale e così facendo rubando potenziale elettorato popolare a chi osteggiava il nuovo corso promuovendo i valori delle democrazie liberali e facendo emergere Putin come l’unico in grado di contenere e impedire il disfacimento della società russa.

In generale, quel che si sottolinea è la capacità di Putin di risvegliare l’orgoglio nazionale. La Russia era una superpotenza, era ed è il paese più esteso del mondo e doveva tornare al suo rango. Ma a proposito di orgoglio nazionale anche in questo caso quante sono le assonanze con ciò che sta capitando dalle nostre parti?

Ovviamente nel libro si accenna anche alla questione ucraina dandone una lettura che vede il movimento anti russo come una invenzione degli Stati Uniti e della Unione Europea: l’Ucraina è la Russia. E’ la patria di Chruščëv e di Bréžnev: come può non essere legata alla grande madre russa? Come può essere diversa dalla Bielorussia?

Libro da leggere? Certamente è ben scritto e utile a ricordare. Vale il prezzo di copertina? Direi proprio di sì (anche se a me l’hanno regalato)