E’ mancato ieri a 88 anni David Hockney, uno dei maestri contemporanei meno discussi.
Il suo testo, scritto con il critico e amico Martin Gayford, Una storia delle immagini, edito Einaudi, è fondamentale per addentrarsi non tanto e solo nella sua pittura, ma nella pittura in generale.
Diceva che non si dipinge quel che si vede, ma ciò che si ricorda, non con l’occhio, ma con la memoria e diceva anche che la fotografia non potrà mai competere con la pittura, perché non può rappresentare l’inferno e il paradiso.
Ora se quest’ultima affermazione è assai discutibile e frutto di un amore intenso ed essenziale per la pittura (amore che condivido appieno), la prima invece è illuminante: dipingere è un atto che inizia da dentro e non da fuori.
Il ragionare su ciò che si è visto, il ripensare (anche nel durante) a ciò che si è visto è dipingere.
La sua pittura fatta da un misto sapiente tra pop art e passione per la natura ha raggiunto una semplicità disarmante pur non dimenticando mai l’ossessione per il disegno e il dettaglio. Nella loro fissità i suoi dipinti si caricano di un simbolismo ammiccato e ammiccante che intriga e affascina.
Ma il dato più evidente è la semplicità, unita ad una classicismo nella composizione ed ad un grande virtuosismo nell’accostamento cromatico.
Facile, diretta, immediata, fresca e allo stesso tempo misteriosa e affabulatoria (i suoi personaggi e la sua natura sembra sempre parlino allo spettatore) la sua pittura è entrata di prepotenza nella contemporaneità, battendo record di prezzo e di attese.
Ha scritto o imposto un nuovo linguaggio? Certamente ha costituito un efficace mix dei linguaggi precedenti costituendo una sorta di grammelot pittorico comprensibile alla gran parte di noi.
Però, e torno all’inizio, una parte importante del suo lavoro sta proprio nella riflessione e diffusione di analisi e pensieri sulla pittura e sulle immagini. Chi può compri il testo citato all’inizio. Ne trarrà innumerevoli benefici in termini di comprensione del percorso millenario di quell’arte che consiste nella rappresentazione bidimensionale della realtà che chiamiamo pittura.















