Riceviamo da Claudio Cherin questa bella recensione dell’ultimo romanzo scritto da Maria Bellonci, vincitore del Premio Strega nel 1986.


Nel 1533, anno in cui è ambientato Rinascimento privato (per Mondadori, 2016) di Maria Bellonci, Isabella d’Este rievoca la propria vita.

Seduta nella stanza dei Cento gli orologi che segnano il ritmo dell’universo, battono lo scoccare del tempo in momenti diversi e con differenti timbri, l’anziana donna ripercorre gli anni frenetici fatti di vicende politiche, alleanze e macchinazioni. Ma anche anni di passioni, amicizie e sofferenze. Isabella non è stata solo una donna di potere, una donna che il potere l’ha vissuto e lo ha esercitato. ma anche una donna dai gusti raffinati che ha fatto della sua corte un luogo dove sono passati artisti e intellettuali di varia natura.

Nata in una casata al centro delle vicende politiche degli Stati italiani del 1474 morirà nel 1539 Isabella d’Este è cresciuta nella raffinata corte ferrarese.

Donna fiera e orgogliosa ma anche colta ed elegante, ha saputo costruire attorno a sé una corte di ineguagliato splendore. Pensare che Isabella d’Este sia stata solo una donna colta e raffinata non le rende giustizia. La donna infatti è stata anche una figura nella politica del tempo. Dotata di una mente acuta mente, è stata capace di andare oltre le apparenze e leggere con perspicacia le dinamiche di un mondo continuamente dilaniato da guerre, alleanze, congiure e oscure trame. E anticiparne le mosse. Così il suo ruolo diventa quello di consigliare, prima, di Federico II Gongaza, poi, quando questi resta, per anni, prigioniero, riesce a prendere e gestire il potere.

S’impone così in un mondo fatto esclusivamente di uomini, Isabella ordisce trame e crea alleanze, si muove con discrezione con i potenti dell’epoca che vivono in Italia, ma anche fuori.

Maria Bellonci non si limita a dare una veste letteraria ad una biografia. Romanza quanto è giusto. Ma l’operazione che la contraddistingue è quella di andare oltre i documenti, oltre le lettere, oltre tutto quello che è stato scritto su questa donna. Rimane sicuramente legata ai documenti, ma il suo non è né un esercizio di erudizione né un esercizio di bello stile. Rinascimento privato è lo scavare nei fatti e nei documenti per far emergere la voce della protagonista.

Per fare ciò attinge al privato: pensieri, rimpianti, i dubbi e le speranze diventano il centro della storia.

Bellonci usa tutto quello che non potrebbe comparire in una biografia scritta da uno storico. Usa la prima persona. E, a differenza di molti altri scrittori di romanzi storici, fa di Isabella la protagonista. La scelta di adottare un punto di vista soggettivo, permette di filtrare parte della storia del Cinquecento attraverso gli occhi di Isabella, e consente di tratteggiare l’identità di questa donna.

L’andare avanti e indietro nel tempo è un altro punto di forza del romano. Sono molti gli avvenimenti storici a cui si fa riferimento nel romanzo: dalla caduta di Ludovico il Moro per giungere fino al Sacco di Roma.

Maria Bellonci non racconta solo una donna che a tutto questo ha sempre reagito con la forza e la fierezza, ma Isabella anche come moglie e madre. Una moglie che ha vissuto la passione e la confidenza con il proprio marito, ma che si trova ad affrontare il tradimento e l’umiliazione di essere messa da parte.

Come ma madre ha avuto un’intesa complicità con il figlio, giovane erede di cui era reggente. Ma, una volta che quest’ultimo ha raggiunto la maturità, è stata da lui estromessa dalla vita politica.

Rinascimento privato è un romanzo complesso e impegnativo, anche per via di una scrittura elaborata e letteraria, che usa una lingua colta e raffinata, che recuperare sostantivi e aggettivi dell’epoca. Un romanzo capace di restituire la profondità di una figura femminile così intensa.

Dalla presentazione dell’editore:

Chiusa nell’intimità della sua Stanza degli orologi, una sera di settembre del 1533 Isabella d’Este, quasi sessantenne, rievoca in un «esame vasto e rigoroso» la propria vicenda, rivive «gli anni pieni o addirittura frenetici che mi sono toccati in sorte»: dall’infanzia a Ferrara al matrimonio, sedicenne, con il marchese Francesco Gonzaga, e poi la vita a Mantova dove, in un periodo tra i più tumultuosi e fulgidi della storia, nei primi decenni del Cinquecento, resse con grande sapienza politica le fila del piccolo Stato costruendo attorno a sé una corte di ineguagliato splendore, tra pittori poeti musicisti astrologi condottieri papi e imperatori. Meditato per vent’anni e pubblicato poco prima della morte, “Rinascimento privato” è il libro più bello, più intenso, più personale di Maria Bellonci, che si muove nella vicenda di Isabella con ammirevole leggerezza e accorato distacco, in raro equilibrio tra filologia e invenzione, conoscenza storica ed esperienza di vita, pubblico e – appunto – privato, riuscendo a definire una dimensione propriamente femminile dell’esistenza. Pur basato su uno studio accanito e un utilizzo rigoroso delle fonti, è ben più di una semplice per quanto raffinata biografia: è un libro denso e sontuoso, animato da una scrittura che sembra avvolgere in una sorta di abbagliante pulviscolo ogni figura e ogni fatto. Un racconto sul potere e sul tempo fatto di azione e meditazione, di passioni gridate e di silenzi, di storia e di destini, la cui genesi e il cui sviluppo sono raccontati nel Diario tenuto dall’autrice tra 1983 e 1986 e qui pubblicato a cura di Stefano Petrocchi.