Reduce dalla mostra dei Macchiaioli, per quelle strane associazioni di idee e combinazioni che sfuggono ad ogni raziocinio, ho comprato un libretto di Abscondita che riporta il testo di una conferenza che Foucault tenne su Manet. Unico tratta comune Manet dipinge negli stessi anni dei Macchiaioli.

Pare che Foucault avesse in animo di scrivere di Manet in maniera strutturata e pesante. Le sue carte a questo proposito sono largamente perse. Però tenne una serie di conferenze. Milano (1967), Tokyo e Firenze (1970) e Tunisi (1971), città questa dove Foucault visse due anni. Quella pubblicata è quella di Tunisi.

Al di là delle tesi sostenute, di cui magari parlerò più avanti, un quadro tra i commentati mi colpisce immediatamente come un ceffone. E’ Le Chemin de fer, dipinto tra il 1872 e il 1872, di dimensioni normali (93×114 cm) e oggi esposto a Washington alla National Gallery of Art.

Non mi colpisce per ragioni pittoriche (Foucault lo porta ad esempio della tecnica utilizzata spesso da Manet nel rinchiudere lo spazio con l’uso di linee verticali e orizzontali – una sorta di prigione visiva), ma per la sua pervasività iconografica.

Vi sono ritratte una madre e una figlia, belle, ricche, ben vestite. La pervasività, o quella che ai miei occhi appare tale, nasce dall’opposizione tra i due soggetti.

La madre, che stava leggendo un libro, guarda in macchina, come si direbbe oggi dopo un secolo di cinematografia. La figlia guarda dietro la madre attratta dai fumi di una locomotiva. La madre guarda noi, il pubblico, la comunità, i curiosi, i nulla facenti. La figlia, di cui non vediamo nulla se non il profilo, guarda il futuro.

La bellezza notevole della madre è offuscata dalla luminosità del vestito della figlia.

Lei il libro. La figlia la macchina, la tecnica, direbbero i filosofi a partire da Platone.

Non è sempre così? Gli adulti ripiegati su se stessi e il passato e i giovani aggrappati al nuovo che fuma e avanza?

Bellissimo. Qui si ritrova ancora una volta la grandezza di Manet la cui Le Déjeuner sur l’herbe siede per diritto divino tra i caposaldi della pittura mondiale.