Ieri pomeriggio con mia moglie abbiamo visto La Grazia e ad entrambi è piaciuto. Lo stesso mi ha detto oggi un’amica che è andata pochi giorni fa con altri: è piaciuto a tutti.
Bene.
Se si va su internet e si cerca la trama, tutto si riduce ad un Presidente della Repubblica a fine mandato, democristiano, o, meglio, ex democristiano, illustre giurista, noioso, che alla fine del proprio mandato deve decidere se concedere la grazia a due omicidi e contemporaneamente firmare la legge (o rifiutarsi di firmare) sull’eutanasia.
In realtà, come spesso capita nei racconti, queste decisioni e il suo arrovellarsi e temporeggiare sono solo un pretesto per raccontare la psiche di un uomo prudente fino alla inazione.
“Perché non firmi la legge sulla eutanasia?” gli domanda la figlia, ad un certo punto. “Perché se non firmo sarei per taluni un torturatore, mentre se firmo per altri un assassino” Lo sguardo e il giudizio degli altri quanto pesano nelle nostre azioni o nelle nostre rinunce, sembra chiedersi Sorrentino.
Il film gira su un insieme di dubbi morali, che un cittadino del mondo quale il Presidente qui in commedia fatica a sciogliere. Non così un sorprendente Papa che gli chiede un incontro appunto per raccomandargli di non firmare quella legge. Una Chiesa moderna, al passo con i tempi, ma ferma nei suoi principi. E’ questa l’alternativa che Sorrentino vuole rappresentare? Farsi contagiare dalle mode (capelli, orecchino, mezzi di trasporto), ma in realtà rimanere fermi e saldi in principi morali inattaccabili dal sentire e dalla sensibilità sociale?
Fatto sta che alla fine il Presidente decide e questo è già uno scoop visto l’andamento altalenante fino alla fine del sullodato Presidente che porta più di uno spettatore a dirsi che uno così non prenderà mai partito.
Come decide? Col cuore e la testa uniti, in una tranquillità trovata o ritrovata che dà fiducia alla vita e condanna la finzione e l’aridità.
E’ questa la Grazia a cui allude il titolo del film, utilizzando un antico artificio pirandelliano? La Grazia è la leggerezza a cui si riferiva Calvino nelle sue lezioni americane e che Kundera descriveva nel suo più famoso romanzo?
Come sempre in Sorrentino sono più le cose non dette di quelle chiarite. Molte sono oniriche, come la caduta dell’anziano Presidente del Portogallo in visita al Quirinale che sembra voler chiarire al protagonista cosa sia la vecchiaia, una amara solitudine di fronte agli eventi della natura. O il ballo di Vogue o il funerale della moglie. Sogni, suggestioni.
Molti anni fa un amico dopo aver visto insieme non ricordo più che film di Andrej Tarkovskij mi disse che spesso i racconti non vanno capiti, ma solo sentiti. Qui, nella Grazia di Sorrentino, si sente nitidamente la fatica della vecchiaia e forse altro non c’è.
In ogni caso bello. In alcuni momenti commovente. In altri ridicolo (il papa in particolare). Con una recitazione strepitosa dell’amica del presidente e della figlia. Sordillo meno, ma forse perché da lui sai già cosa aspettarti.
Vale il biglietto.
