Ramsis Bentivoglio, blogger e scrittore amico di Prima i Lettori, ci ha mandato questo raccontino in forma di dialogo, liberamente ispirato all’immagine della copertina. Eccolo.
Tre voci: Carl, il marito; Anne, la moglie, Henry, il terapeuta matrimoniale.
A: Dottore, può dirgli di smettere di suonare, almeno qui? Ovunque ci sia un pianoforte, lui ci si lancia sopra e sbatte i tasti come un bambino con il suo gioco preferito. Tocca più il pianoforte di me, ormai.
H: Perché le dà così tanto fastidio? In fondo, è il suo lavoro.
C: Glielo dica dottore, per suonare Bach ci vuole allenamento quotidiano.
H: E’ una variazione Goldberg, vero?
C: Esatto. Ho un concerto tra sei mesi e devo esercitarmi.
A: La prego dottore, non lo incoraggi anche lei. Siam venuti qui per risolvere il problema, non per esasperarlo.
H: Cosa vuole signora? Non accetta il lavoro di suo marito o non accetta di essere trascurata?
A: (stizzita) Che domanda ridicola? Quando l’ho sposato sapevo cosa faceva, ma speravo di non passare in secondo piano e, invece, così è stato.
C: Non sei passata in secondo piano, ma la musica è tutto per me. Senza questa non potrei essere felice e non potrei amarti.
A: Ah, amarmi. Che stupida parola vuota detta da te. Passi dieci ore al giorno su quei tasti e quando smetti dormi, come fai ad amarmi?
H: Anne, ogni musicista deve alimentare il proprio demone così come ogni artista. Carl, glielo ha mai detto questo?
C: Sì, ma lei non mi ha mai preso sul serio.
A: Non sono io il mostro, in questa storia. Un matrimonio non è solo sacrificio. Voglio essere considerata come moglie e amante. Se non riesci a dedicarmi il tempo necessario me ne andrò.
H: Anne, non passiamo a conclusioni affrettate. Parlare per mezzo del risentimento e della rabbia non risolve niente. Carl, credi di poter fare qualcosa per alleviare il dolore di Anne? Pensi di poter sacrificare un po’ del tuo prezioso tempo?
C: Posso provarci, ma senta dottore, questa variazione qui è la più difficile. Si dice che l’allievo Goldberg di Bach la sapesse suonare già a 15 anni. Io, a 35, faccio ancora fatica…
A: Allora, magari, lascia perdere…! E poi, non voglio rubare il suo “prezioso” tempo, se mi vuole, faccia qualcosa, altrimenti…
H: Anne, la prego.
C: Volevo dire che mi ci vuole tempo… Capisce dottore, non è l’ambiente giusto per studiare (smette di suonare la Variazione e introduce una Fuga)
H: Carl, perché hai cambiato?
C: Sento che questo Bach è più vicino a quello che sento ora.
A: Ah bene, adesso cambiamo pure musica. Guarda che non devi fare un concerto anche dal dottore. Non sei capace di essere un marito normale, come tutti gli altri e magari metterti a sedere e parlare come un cristiano? Cosa siamo venuti a fare?
C: Non sopporto che mi tratti così. L’angolazione delle tue gambe incrociate mi frena ogni sentimento d’amore, le tue braccia conserte mi bloccano, il tuo sorriso ironico e il tuo sguardo giudicante mi irritano. La musica mi salva, se mi togli anche questa muoio.
A: E allora… (inferocita)
H: Anne, la prego. Non aiuta la terapia così. Carl si è aperto. Cerchi di mettersi nei suoi panni.
A: Dovrebbe farlo lui! Io ho già fatto.
La musica si fa incalzante e poi, smette. C’è un momento di silenzio.
A: Grazie a Dio hai smesso, non ne potevo più.
H: Carl, dove sei andato? Anne, Carl non c’è più.
A: Sia ringraziato il cielo. Magari è uscito dalla finestra. Direi che la sessione è finita. Dottore, che cosa fa stasera?

