Paolo Pisoni ci segnala i tre libri di Yalom dedicati a Nietzsche, Spinoza, Schopenhauer. Iniziamo dal primo. Nelle prossime settimane vedremo gli altri.

Peraltro Sandro Frera, che lo aveva già segnalato, ci scrive che “vale la pena di leggerli tutti e tre, anche se la mia personale classifica dei tre vede al primo posto (più bello) Nietzsche, seguito da Shopenhauer e buon ultimo Spinoza. Ma questi sono pareri personali.” Per esempio Simone Vaccarino pensa che Spinoza sia il migliore dei tre.

In ogni caso Paolo nel segnalarli tutti e tre ci scrive: “Tre libri “geniali” dello scrittore Irvin Yalom che presentano il pensiero di altrettanti filosofi attraverso storie accattivanti e intriganti. Io ho apprezzato in modo particolare l’approccio utilizzato per descrivere il pensiero di questi grandi pensatori.”

Dalla presentazione dell’editore:

Nella Vienna fin de siècle, abbandonato da Lou Salomé, giovane donna dal fascino incantevole con cui ha condiviso un esaltante ménage à trois, Friedrich Nietzsche, schivo, solitario, asociale, è in preda a una disperazione estrema che gli ha fatto tentare più volte il suicidio. Uno stato che si manifesta con una moltitudine impressionante di sintomi: emicrania, parziale cecità, nausea, insonnia, febbri, anoressia. Gli è accanto Joseph Breuer, stimato medico ebreo, futuro padre fondatore della psicanalisi, che sottopone il filosofo alle sue cure, basate sulla convinzione che la guarigione del corpo passi attraverso quella dell’anima. Reduce dal difficile rapporto con un’altra paziente, Anna O., su cui ha sperimentato un trattamento psicologico rivoluzionario, anche Breuer è in preda a una depressione profonda dovuta alla forte attrazione che prova per la donna, a dissapori matrimoniali, al senso di soffocante prigionia causata dai legami e dalle convenzioni della vita borghese. Tra Breuer e Nietzsche, nel corso di numerose sedute successive, si instaura un dialogo serrato e coinvolgente nel corso del quale il primo cerca invano di arrivare alle radici del male oscuro del filosofo e di indurlo ad aprirgli il cuore. Alla fine, il medico ha l’idea risolutiva: vestiti i panni del paziente e confessando tormenti, pene e preoccupazioni a Nietzsche, riesce a infrangerne l’impenetrabile isolamento e a provocare in lui una liberatoria catarsi emotiva.