Dopo averci consigliato due romanzi americani (Damon Copperhead e Americanah) Micol Cittone torna in Europa e lo fa con una trilogia che ormai è un classico specie tra i lettori e le lettrici più giovani.

In verità l’aveva già consigliato già Roberto Cornetta nel 2015 scrivendo “La scrittrice ha una rara produzione letteraria, essenzialmente altre tre brevissime novelle ed una piece teatrale. Occorre essere particolarmente attratti dalla lettura di un romanzo dove prevalgono schizofrenia, ambiguità, e tutta l’irrazionalità dell’essere umano. Sono pochi gli scrittori che riescono a raccontare senza l’uso dell’avverbio con un tono freddo, sincopato ed asciutto che tante volte riesce a fare a meno degli aggettivi.”

Il giudizio di Micol è ancora più sintetico, ma non per questo meno efficace: “La trilogia della città di K a tratti disturbante ma intenso!!!”

Dalla presentazione dell’editore:

«Tutto ha inizio con due gemelli che una madre disperata è costretta ad affidare alla nonna, lontano da una grande città dove cadono le bombe e manca il cibo. Siamo in un paese dell’Est, ma né l’Ungheria né alcun luogo preciso vengono mai nominati. Un inizio folgorante che ci immette di colpo nel tempo atroce dell’ultima guerra raccontandolo come una metafora. La nonna è una “vecchia strega” sporca, avara e senza cuore e i due gemelli, indivisibili e intercambiabili quasi avessero un’anima sola, sono due piccoli maghi dalla prodigiosa intelligenza. Intorno a loro ruotano personaggi disegnati con pochi tratti scarni su uno sfondo di fame e di morte. Favola nera dove tutto è reso veloce ed essenziale da una scrittura limpida e asciutta che non lascia spazio alle divagazioni. Un avvenimento tira l’altro come se una mano misteriosa e ricca di sensualità li cavasse fuori dal cilindro di un prestigiatore crudele». (Rosetta Loy)