Da Roberto Cornetta riceviamo:

Agota Kristoff, La trilogia della città di K., Einaudi

“… Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia. ….” (pag. 210)

Roberto ci scrive: La scrittrice ha una rara produzione letteraria, essenzialmente altre tre brevissime novelle ed una piece teatrale. Occorre essere particolarmente attratti dalla lettura di un romanzo dove prevalgono schizofrenia, ambiguità, e tutta l’irrazionalità dell’essere umano. Sono pochi gli scrittori che riescono a raccontare senza l’uso dell’avverbio con un tono freddo, sincopato ed asciutto che tante volte riesce a fare a meno degli aggettivi.

agota

 

Dalla presentazione dell’editore:

Quando Il grande quaderno apparve in Francia a metà anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivelava un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la Trilogia della città di K ritrae un’ epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.

e ancora: «È questa radicalità la grandezza della Kristof, che guarda e spiega il mondo con gli occhi e le parole di un bambino, ma di un bambino cattivo». Sandra Petrignani, «Panorama».

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ps: il libro mi fu consigliato da una giovane giornalista durante un viaggio in treno da Chiavari a Milano. Lo comprai e ne rimasi estasiato. Libro labirinto quanto mai altro. Sandro

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