Da Ramsis Bentivoglio riceviamo A. Nothomb, Acido solforico.
Del libro Ramsis ci scrive: ” OLOCAUSTO TELEVISIVO. Nel 2005 Amélie Nothomb pubblica ACIDO SOLFORICO, un romanzo breve, come suo solito, sulla mercificazione del dolore a livello globale e televisivo.
Una troupe televisiva francese rastrella, per la capitale, concorrenti per un nuovo reality sui Campi di Concentramento, come quelli tedeschi. I concorrenti, volenti o nolenti, devono assoggettarsi alle regole e accettare il giudizio del pubblico da casa che decide la loro sorte attraverso una votazione telefonica.
Da subito emergono due figure. La prima Pannonique, una detenuta, e una kapò, Zdena. Tra i due nasce un rapporto di odio, all’inizio, quindi di rispetto e complicità, alla fine. La kapò, col tempo, impara a rispettare Pannonique e cerca in tutti i modi di aiutarla a far chiudere il programma che, nel frattempo, ha un audience del 100%. Infatti, ogni giorno, due detenuti, a caso, vengono uccisi, veramente, in diretta.
Possiamo dire che l’orgia del potere piace ed è sempre piaciuta. La Nothomb, con la solita semplicità e causticità, riesce a raccontare storie normali in maniera elevata, quasi elegiaca, alla maniera della tragedia classica. Mai banale, parla del mondo oggi con chiarezza d’intenti e proprietà di linguaggio e cultura vasta.
L’acido solforico è usato per sciogliere i cadaveri, tra l’altro, e quindi è un titolo quanto mai preciso ed esplicito.”

Dalla presentazione dell’editore:
Un reality show dall’inequivocabile nome Concentramento, basato su regole che ricordano il momento più orribile della storia dell’umanità. Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva inviata a reclutare i concorrenti, che vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo dove altri interpretano il ruolo di kapò. La vita di tutti si svolge sotto l’occhio vigile delle telecamere e il momento di massima audience arriva quando i telespettatori decidono l’eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto. Gli strali della scrittrice da sempre al centro di polemiche colpiscono questa volta, con meno leggerezza ironica e più disgusto, una società in cui la sofferenza diventa spettacolo.
