Ieri sera al Piccolo di via Rovello ci siamo beccati L’interpretazione dei sogni di Stefano Massini.

Premesso che a me questa svolta drammaturgica molto in voga sui nostri palcoscenici dell’uomo solo in scena non piace e mi pare contradditoria di quel che il teatro è sempre stato, ciò premesso, avevo aderito all’idea di vedere questo spettacolo per, come dire, l’argomento, il tema, Freud e i sogni.

Lo spettacolo, salvo la musica di Enrico Fink (la recitazione è accompagnata da tre musicisti in scena e meno male che c’erano loro), è noioso, lungo (un’ora e quaranta senza intervallo!), esasperatamente sovramicrofonato. Con il proseguire dello spettacolo un numero sempre maggiore di telefonini si accendevano per messaggiare, guardare le ultime notizie e altro che non so.

Leggo che anche il Corrierone nazionale stamani, pur attribuendo al tutto un incoraggiante sette, nota che finché Massini racconta va bene, quando recita è un disastro.

Insomma non vale il biglietto a mio modesto avviso: molto meglio spendere quei soldi nell’acquisto dell’originale di Freud o del romanzo che lo stesso Massini da cui ha tratto, leggo, ciò che ha poi recitato.