Da Gabriella Ventura riceviamo I. Svevo, La coscienza di Zeno.

Nel segnalarlo Gabriella ci scrive: “Per la serie “libri pubblicati non proprio di recente” ho riletto La coscienza di Zeno, nell’edizione dall’Oglio del 1973. Fiumi di inchiostro e di toner sono stati già versati su questo caposaldo della letteratura italiana, dunque mi astengo dall’ aggiungere altre parole che non suonerebbero nè nuove, nè arricchenti. Solo una notazione: in tutto l’arco della lettura, la figura del protagonista mi ha suscitato, in continua alternanza, simpatia e irritazione per la sua ingenuità e per la visione distorta (?) di se stesso.”

Dalla presentazione dell’editore:

La coscienza di Zeno (1923), uno dei capolavori della letteratura europea del Novecento, è la tragicomica vicenda di un “inetto a vivere”, che, su sollecitazione del proprio psicanalista, ripercorre le tappe della sua oscillante e inconcludente esistenza punteggiata dai ripetuti, e inutili, tentativi di smettere di fumare. Zeno Cosini è una specie di marionetta tirata da fili che, quanto più indaga, gli sfuggono. È schiacciato da un destino che sembra ineluttabile: desideroso dell’Ordine, è sommerso dal Caos; alla infantile ricerca di certezze, si ritrova compiaciuto funambolo sul filo oscillante della catastrofe personale e familiare.