Da Giorgio Secchi riceviamo la recensione del romanzo R. Pugliese, Ritorno ad Atene.


Sembra un giallo. Ma anche una storia d’amore. O una storia di desideri. Di certo è una trama intrigante, ambientata a metà degli Anni Cinquanta nello sfondo di Atene. Il palcoscenico dove Rita Pugliese ha messo in scena la storia è un vecchio albergo, Ava Hotel, nella zona più antica della città, a due passi dal Partenone, Buona parte del romanzo Ritorno ad Atene si svolge lì.

Kosta ed Eleftheria, che gestiscono l’albergo, sono personaggi che non si dimenticano pur nella loro normalità. Kosta è affascinante, abile nel corteggiare e preparare i cocktail come a contrastare il regime dittatoriale dei colonnelli. Eleftherìa, oltre a occuparsi di contabilità e delle mansioni quotidiane, nasconde una storia dolorosa che decide di tenere per sé, fino al rischio di perdere l’amore di Kosta. Intorno a loro gli ospiti, un gruppo di archeologi di varie nazionalità che ha scelto di alloggiare lì per completare i lavori per la ricostruzione della Stoà di Attalo.

Anche se buona parte della storia si snoda attorno a una scomparsa, e all’indagine che ne consegue, non si può definire un giallo. Sembra più una storia d’amore, perché diverse sono le coppie che si muovono nel romanzo, come Ketty Wallace con il capo spedizione Anderson, e diverse le loro vicende; ma si parla d’amore anche nelle discussioni che animano le notti ateniesi degli altri giovani archeologi.

E potrebbe assomigliare a una storia di desideri: essere padri o madri, raggiungere gli obiettivi lavorativi, vivere la vita che si vuole. Uomini e donne comuni, con proprie relazioni sentimentali, proprie aspettative, con un rapporto con l’idea di paternità e maternità che a volte può costringere a scelte sofferte o inusitate. Un tema, affrontato nella prima parte con il lungo riferimento al personaggio tragico di Medea che diventa centrale man mano che la vicenda entra nel vivo.

Ne esce una storia intensa, intrigante, immersa nelle vicende storiche e politiche che hanno attraversato la Grecia nel corso del Novecento. Personaggi forti, belle figure di donne dalle quali è difficile staccarsi: una trama che mi ha fatto tornare, grazie a una scrittura lieve ed elegante, a una lontana e indimenticabile vacanza, a passeggiare per le vie di Atene con le sue meraviglie antiche e la sua aria luminosa, nel caos del traffico maleodorante, con le taverne in cui mangiare e tirare tardi la sera.

Dalla presentazione dell’editore:

Nell’Atene degli anni Cinquanta, il dottor Anderson e la sua squadra di giovani archeologi prendono alloggio all’Ava Hotel, a due passi dall’Acropoli, dove devono portare a termine i lavori per la ricostruzione della Stoà di Attalo.

L’albergo è gestito da una coppia irregolare quanto affiatata: Kosta, famoso per i suoi cocktail, ed Eleftherìa, la regina della gestione quotidiana e della contabilità. Nel gruppo degli «americani» spicca Ketty Wallace, ruvida e affascinante, che con Anderson vive una storia d’amore tormentata. E che un mattino scompare nel nulla, portando con sé solo i soldi, i documenti, uno scialle e un segreto che non riguarda lei soltanto.

Le indagini su questa scomparsa, irrisolta per decenni, diventano un controcanto inquietante dei destini dei protagonisti, intrecciati a quelli dell’hotel, che conoscerà una nobile, ma inesorabile decadenza, mentre il legame tra Kosta ed Eleftherìa sarà messo alla prova dalle tensioni politiche del colpo di Stato e dalla crisi economica.

Fino a che, in un giorno del 1992, arriva all’Ava Hotel un giovane di bell’aspetto, e il fantasma mai sopito di Ketty ritorna con tutte le sue domande.

Il fascino della Grecia antica e i tormenti di quella moderna si inseguono e si rifrangono in un romanzo che parla di scelte: delle possibilità che ci concediamo e delle porte che decidiamo di chiudere. Una narrazione luminosa che è insieme storia d’amore, giallo dei sentimenti, affresco giocato tra le epoche.