Da Gabriella Ventura riceviamo M. Mizzau, I bambini non volano.

A questo proposito Gabriella ci scrive: “Libro scovato nella libreria di Lavagna, forse un mio regalo a mia madre o a mio padre. Sono racconti. tutti in qualche modo relativi al tema della comunicazione: detti, non detti, malintesi, fraintesi, cose dette davvero o solo immaginate….e le loro conseguenze reali o percepite nelle relazioni interpersonali. Ho estratto due pagine, ma ho fatto molta fatica a selezionarle. In realtà uno dei racconti che mi ha più coinvolto è “L’altra” incentrato sulla relazione a tre tra una gatta, una donna e un uomo.”


Dalla presentazione dell’editore:

Due sono i percorso narrativi, intrecciati, che l’autrice di questo insolito e originalissimo volume di racconti sembra voler affrontare. Il primo passa attraverso parole, gesti ed eventi minimi della quotidianità (un equivoco, una risata, un’attesa, una distrazione) per offrirci la consapevolezza dell’inarrestabile gioco di paradossi e fraintendimenti su cui si fonda tutta la nostra vita. Il secondo invece – da cui il titolo del libro – si affaccia con sincerità immediata e dolorosa sull’ipotesi della profonda “labilità delle cose”. La scena è essenziale: una donna traversa in macchina una piazza affollata di bambini; si ferma, ma per un istante ha pensato, o creduto di pensare, di non farlo, che i bambini non venissero travolti ma potessero volarsene via, al momento giusto, come sanno fare i piccioni. Di qui un meditare divangando – attraverso anche altre storie, alcune divertenti e grottesche – sul rapporto tra un’intenzione (una fantasia?) e la sua realizzazione, dino a sprofondare in un dubbio totale, metafisico, coinvolgendo il lettore che non piò fare a meno di identificarsi in questo o quel personaggio. Marina Mizzau, pur attraverso un scrittura trattenuta, fatta spesso di sottinteso e ironia, ci introduce nel cuore di un eterno e irrisolto problema, quello di un vivere “assillato dall’onnipotenza del possibile”.