A conclusione dell’anno appena trascorso questo è il discorso di presentazione dell’inizio delle votazioni.

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Raccontare un anno, fare i conti, rivedere, rileggere, ripensare non è semplice.  E’ sempre viva la sensazione, la certezza, di dimenticarsi qualcosa, qualcuno. Un anno, quest’anno che è il sesto anno di concorso, un filo che si lega di anno in anno nella volontà, indomita e quindi irragionevole, di continuare a testimoniare quanto leggere sia per noi fondamentale e dia gusto e sapore e piacere e vita.

22 partecipanti, 62 testi segnalati. 62 libri.

Tanti. Diversi. Romanzi, saggi, qualche poesia, fotografia, storia.

Per questo stilare questo resoconto è un po’ come comporre una di quelle collanine composte da pezzetti di ogni forma e colore, tutti diversi, ma che una volta allineati lungo il filo e stretto l’anello che li chiude e li definisce come collana, allora ecco che un colore dominante si intuisce,  emerge,  si fa trama comune.

E qui tenendola in mano questa collana ci si accorge che i due fili, quello invernale e quello primaverile, hanno colori un poco diversi. Sì perché come sapete i testi sono stati raccolti nel mese e mezzo prima di Natale e per un periodo analogo poco dopo Pasqua. E stranamente rileggendoli per questa occasione ho colto una distinta uniformità

Infatti se quello invernale è stato più centrato sull’individuo, l’adolescente che cresce o il membro di una famiglia o comunità, quello primaverile si è più svolto sul tema della storia, della memoria collettiva e della sua consorella geografia. Ovviamente ci sono state numerose eccezioni, ma questo mi pare il colore prevalente dei due momenti di raccolta, dei due fili che compongono questa nostra collanina.

 

Infatti, della sessione invernale ricordiamo Il Sole dei morenti di Izzo che ci ha mandato Gabriella Ventura, quest’anno particolarmente attiva, come vedremo

“Che significava amare senza i baci, senza le carezze, senza il piacere reciproco che uomo e donna si offrono fino a sfinirsi, fino a quel limite estremo, segreto, ultimo, in cui la parola si annulla in un grido e solo le lacrime parlano?”

oppure Le tre del mattino di Carofiglio che ci ha segnalato Marco Cortini

– Vedo che non calpesti i tombini – disse ad un certo punto mio padre. Sorrideva nella penombra.

– Come? –

– Scansi i tombini. Anch’io lo facevo, da ragazzo, nel percorso da casa all’università quando avevo un esame. –

Ma anche alla sua maniera Follia di McGrath di Annalisa Pistocchi

Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione, e così via. ….”

O L’Arminuta di Pietrantonio, inviataci da Laura Frera

La donna che mi aveva concepita non si è alzata dalla sedia. Il bambino che teneva in braccio si mordeva il pollice da un lato della bocca, dove forse voleva spuntargli un dente. Tutti e due mi guardavano e lui ha interrotto il suo verso monotono. Non sapevo di avere un fratello così piccolo.

Oppure la Passione di Fatima di Ramses inviataci da Rossella Schianchi, storia di una bimba araba che:

Fatima aveva ascoltato con enorme curiosità le parole di sua nonna sulle origini di Maometto, ma il sonno, il caldo e la tensione che aveva respirato a cena l’avevano provata e così era caduta nel sonno in pochi minuti. Sua nonna era uscita dalla stanza in punta di piedi dopo averle asciugato la fronte brillante di sudore e averla baciata sulla guancia. Ai fratelli che arrivavano per andare a dormire aveva detto di fare piano, che il loro angelo era stato preso dalle possenti ali dell’arcangelo e portato in cielo a visitare i mondi della fantasia

 

Storie personali che si fanno grandi, spesse e di interesse comune proprio perché riguardano fasi e momenti della vita che abbiamo passato tutti, per poco o tanto tempo, nel bene o nel male, crescendo e assumendo un nostra personalità oppure, più tardi incontrando persone con le quali tutto ha girato per il meglio, ma a volte no.

Come nel caso di Dimenticare che ci ha inviato Marco Grando, il cui protagonista fugge da se stesso , scappa, cambia vita e città per poi essere ripreso, dover fare i conti con gli altri, ma soprattutto con se stesso, guardarsi allo specchio, accettarsi o odiarsi: Peppe Fiore ha scritto, infatti, un romanzo su cosa significa smarrirsi e poi ritrovarsi, raccontando quello che ognuno di noi ha dentro: «una bestia addormentata, sempre con un occhio chiuso e l’altro aperto.

O anche il romanzo di Starnone Lacci segnalatoci da Silvia Valentini che è tutto centrato su un’altra esperienza ahimé abbastanza comune: il tradimento e il divorzio:

Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie. Lo so che questo una volta ti piaceva e adesso, all’improvviso, ti dà fastidio. Lo so che fai finta che non esisto e che non sono mai esistita perché non vuoi fare brutta figura con la gente molto colta che frequenti. Lo so che avere una vita ordinata, doverti ritirare a casa a ora di cena, dormire con me e non con chi ti pare, ti fa sentire cretino. …. Lo so, lo so benissimo. Ma che tu lo voglia o no il dato di fatto è questo: io sono tua moglie e tu sei mio marito, siamo sposati da dodici anni – dodici anni a ottobre – e abbiamo due figli, Sandro, nato nel 1965, e Anna, nata nel 1969. Ti devo mostrare i documenti per farti ragionare?

 

In primavera, invece, l’aria, stranamente, si è fatta più pesa, la storia, quella con la s maiuscola è entrata con maggiore frequenza. Ecco per esempio Il silenzio di Auschwitz di Mottinelli che ci ha inviato Roberto Cornetta, che a questo proposito ci scrive:

Tra le varie letture di queste settimane mi permetto di suggerire Il Silenzio di Auschwitz, autore Enrico Mottinelli, mio caro amico. L’ho letto in un due giorni e mi sono ritrovato da solo ad aggirarmi tra le lagerstrasse impolverate dalle ceneri di tanti ignoti senza nome. Solo, in compagnia del silenzio delle vittime e dei carnefici. Gli eventi trattati non sono riconducibili alla storia,  nel senso cronologico della sua  collocazione temporale. Sono un continuum; fanno parte   del presente e purtroppo saranno il futuro. Il rimedio è forse recuperare la centralità dell’individuo, imparare che siamo un fine, non un mezzo, che non siamo merce di scambio, che non possiamo entrare in una stanza come essere viventi ed uscirne come cose,  che l’indifferenza è l’opposto dell’amore e dell’altruismo.

o Caporetto che ci ha mandato Paolo Coletti:

Nessun conflitto nella storia d’Italia e d’Europa, nemmeno la seconda guerra mondiale con i suoi 55 milioni di morti, ha lasciato negli italiani tracce psichiche e materiali tanto consistenti: la Grande Guerra, se vogliamo considerarla da un punto di vista drammaturgico, è stata l’ultima guerra di eroi, una leggenda il cui racconto non si esaurisce mai.

O come Notte inquieta di Goes di cui Marco Grando nel segnalarla ci scrive

il racconto lungo o romanzo breve si svolge tutto in poche ore prima dell’esecuzione mediante fucilazione di un soldato tedesco condannato per diserzione in Ucraina. La voce narrante è quella del Maggiore Cappellano al quale viene chiesto di incontrare e preparare il condannato all’esecuzione capitale. Seppur in poche ore, le storie del disertore e del cappellano si intrecciano con l’ultima notte di un ufficiale tedesco destinato al fronte orientale e della sua fidanzata. Come potrai leggere lo stesso Editore ha ringraziato un libraio milanese per avergli fatto scoprire questo piccolo gioiello scritto nel 1950 da un Pastore Evangelico.

Ma lo stesso, in chiave maggiormente contemporanea si può dire di Crocevia scritto da Vargas Llosa segnalato anche questo da Paolo Coletti, romanzo nel quale si ricostruisce la storia del Perù anni 80, quel periodo pazzesco durante il quale un eletto si fa dittatore per poi fuggire all’estero, tornare ed essere arrestato.

O Ciò che l’inferno non è di D’Avenia che ci ha inviato Michela Campi, storia di una estate palermitana durante la quale un ragazzo si fa uomo dopo l’incontro con 3P, il prof di religione. Lo chiamano così perché il suo nome è Padre Pino Puglisi. 3P lancia al ragazzo l’invito a dargli una mano con i bambini del suo quartiere. Quando il ragazzo attraversa il passaggio a livello che separa Brancaccio dal resto della città, ancora non sa che in quel preciso istante comincia la sua nuova vita. Anche questa è Storia, storia nostra, attuale, fremente.

Ovviamente se questa mi è parsa la trama dei due periodi di segnalazione, l’ordito è altro e l’impreziosisce con continue contraddizioni.

Così in inverno possiamo anche trovare, tra gli altri, due racconti su quel che è stata la nascita e la crescita del narcotraffico in Messico (due ottimi libri segnalatici da Martina dei Cas e da Marco Cortini), oppure il saggio sull’intelligenza emotiva inviatoci da Ramsis Bentivoglio o il giallo familiare dell’affare Picpus di Simenon che ci ha mandato Paolo Pomodoro – dramma innescato dalla volontà di continuare a percepire la pensione anche dopo la morte del de cuius, così come leggiamo succede tal volta in qualche sperduta landa della nostra bell’Italia. E ancora il doppiamente citato (sia Alfonsa Casciaro che Marco Cortini) Esercizi di Memoria di Camilleri o il libro di Serra su cosa sia oggi Sinistra (sempre Cortini).

 

In primavera, viceversa, non tutto è Storia con la s maiuscola, ma troviamo anche Parlarne con amici della Rooney oppure Corniche Kennedy entrambi inviatici da Marco Grando, due romanzi sulla crescita personale e sull’accettazione di sé:

Gli stronzetti della corniche. La banda. Non c’è altro nome per loro. Corpi acerbi, età dilatata fra i tredici e i diciassette, un’età sola, la stessa, quella della conquista, quella in cui fuggi dai baci della mamma, sputi nel piatto dove mangi, diserti la casa. Nessuno sa come quella piattaforma ingrata, nuda, il palmo di una mano, sia divenuta il loro crocevia, il punto magico dove si riuniscono ed enunciano il mondo, né come l’abbiano trovata, scelta fra tutte, e ne siano diventati i padroni; e nessuno sa perché ci ritornino tutti i giorni e vi piombino, ansimanti, lerci e assetati, l’esuberanza della giovinezza che straripa da ogni gesto, vi precipitino come cacciati da ogni parte, respinti, feriti, l’ultima cazzata stampata in faccia come un trofeo

O Milk and honey sempre segnalato da Michela, piccolo libro di poesia e saggezza femminile scritto da una indiana trapiantata in Canada:

M’hai toccata

senza neanche

toccarmi

Riflessione tipicamente femminile, mi si permetta, che per noi uomini o m’hai toccato o non m’hai toccato: scherzo.

E ancora libri di viaggi e girovagare, dove la storia si intreccia con la geografia e dove il camminare significa scoprire l’altro da sé: Trieste per esempio inviataci da Gabriella Ventura (ce su Trieste ne ha segnalato un altro e un altro ancora sull’arte di camminare senza meta):

Oggi la stazione ferroviaria di Rozzol-Montebello, l’unica rimasta dove i cartelli e gli arredi parlano ancora la voce dell’antico impero, non è più una stazione. ….. La stazione, con la sua facciata in pietra arenaria, compare in fondo alla strada distaccata e dignitosa come un’anziana signora. La stessa che in questo momento si affaccia a una finestra del pianterreno…. Si chiama Loredana Stefanucci, ha 74 anni e abita uno dei locali della stazione.  Ogni mattina Loredana si alza e si prende cura del suo privato scalo ferroviario. Non ha importanza se ormai da decenni i treni non si fermano più… L’importante è tenere tutto in ordine. ….  Loredana abita qui da quando, nel 1968, suo marito ferroviere fu travolto e ucciso da un treno in manovra nella stazione della frazione carsica di Opicina. Le Ferrovie dello Stato le assegnarono un appartamento dello scalo di Rozzol e da allora, ogni giorno, Loredana si occupa di quanto serve: spazza la pensilina, lucida i cartelli, lava i pavimenti della sala d’aspetto e della biglietteria.

O il Tibet che ci ha fatto scoprire Stella Minutoli mandandoci Anapurga di Squillante:

Di quanto in quel momento fossi sereno, riempito dai paesaggi e dagli spiriti degli dei-montagna. Di quanto amassi la doppia natura di questo trekking: un cammino tra un mondo inumano, fatto di silenzio, cielo e terra, e allo stesso tempo un percorso in un mondo culturale, fatto di tradizioni millenarie, di Tibet e buddismo, e di incontri nelle locande, e di storie di umanitá che da ogni parte della Terra si ritrova al freddo in una dining room a bere masala tea e a raccontarsi i motivi del proprio viaggio

Poi ci sono state ricerche personali come quella compiuta da Lorenza Rappoldi che ci ha inviato tre romanzi il cui nesso è quello di essere stati scritti dalle mogli o compagne di scrittori famosi, in una scoperta quindi di un amore al femminile per la letteratura che non è consistita solo nel fare da moglie al grande col quale si divideva il letto, ma anche da sparring partner, da consigliera e anche a tratti da antagonista. Ecco quindi La ragazza del sud di Zelda Fitzgerald e Amore colpevole di Sofia Tolstaja e, ancora, Un filo d’olio di Simonetta Agnello Horby.

Oppure rimbalzi come quello ottenuto da Paolo Pomodoro con la sua segnalazione delle fotografie di una grande come Giselle Freund (Il mio mondo e il mio obiettivo) a cui ha risposto Lorenza Rappoldi con il libro di Maspero L’ombra di una fotografa sull’opera di Gerda Taro.

In ultimo mi piace segnalare un libro mandatomi da Marco Torsello Raccontami il mare che hai dentro scritto da sua cognata su cosa significhi avere un figlio, il terzo, l’unico maschio, autistico. Anni fa era stato segnalato un libro di argomento simile che ha venduto un sacco di copie, Fulvio Ervas – Se ti abbraccio non aver paura. Là, per interposta persona, chi raccontava era un padre. Qui una madre. Niente paura: nessun dramma o lacrima facile, anzi al contrario nel libro e nella persona della scrittrice, che ho avuto il piacere di conoscere, scorre un sano ottimismo, una grande volontà e una costante vena ironica. Certo che leggerlo apre un mondo, un mondo che sembra lontano, ma tanto lontano non è.

 

Chiudo con un’ultima citazione, la più strana per il libro da cui è tratta, ma anche estremamente pertinente, quasi che sia stata scritta apposta per questo nostro concorso. Il libro da cui è tratta è La regina del sud di Perez Reverte, uno dei due resoconti di cui vi dicevo sulla nascita dei cartelli dei narcotraffici in Messico e la citazione è quella che meno di aspetti in un libro del genere:

Teresa si rese conto che quello che non era altro che un oggetto inerte di carta e inchiostro, si riempiva di vita quando qualcuno sfogliava le sue pagine e scorreva le sue righe, proiettando lì la sua esistenza, i suoi drammi, i suoi piaceri, le sue virtù e i suoi vizi. E adesso era certa di quello che aveva intravisto all’inizio, quando commentava con Pati O’Farrell le sorti dello sfortunato, poi fortunato, Edmond Dantes: e cioè che non ci sono due libri uguali perchè non ci sono mai stati due lettori uguali. Perchè ogni libro è, come ogni essere umano, irripetibile, una storia unica e un mondo a sè.

Detto questo, chiedo venia a chi non ho avuto il tempo di citare, ma la loro assenza è solo dipesa dal tempo tiranno. Da oggi partono le votazioni per decidere chi sarà il lettore o la lettrice dell’anno. Per votare cliccate sui link in Facebook o andate sul sito (www.primailettori.com): troverete un modulo tramite il quale potrete esprimere la vostra preferenza verso quella o quel lettore. Ci rivediamo in autunno con il responso e la festa di premiazione.

 

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