Gabriella Ventura ci segnala T. Fratus, Il sussurro degli alberi, Ediciclo.

Gabriella ci scrive: “Io ho una grande passione per gli alberi, specialmente se di grandi dimensioni, e per tutto quanto riescono a esprimere. Mi piace toccare la loro corteccia, perdere lo sguardo tra le foglie e i rami che giocano col cielo, dalla dimensione e dalle strane forme assunte dalle radici. E questo piccolo libro è di fatto una rassegna dei grandi alberi che l’autore è riuscito a vedere (e misurare) e delle considerazioni e sensazioni che gli hanno ispirato. Dalla quarta di copertina:”l’autore confida la sua passione per le radici che affondano nella terra e nella storia, le chiome che accarezzano il vento, i sussurri delle fronde”


“Essere un Uomo Radice annulla le distanze, ci fa sentire un tutt’uno con l’intero creato vivente, animato e inanimato, ci fa vivere da uomini selvaggi, da aborigeni del vecchio continente, da monaci zen. Una vita colma di meraviglie.”

 

 

 

Dalla presentazione dell’editore:

Gli alberi sussurrano le loro storie, la storia delle loro cortecce, la storia delle loro fronde, la storia delle loro radici. E in queste storie sono sedimentate le storie del paesaggio che li ospita. E in questi paesaggi si compiono e si sono compiuti i destini di molti uomini e di molte donne. I secoli passano, talvolta anche i millenni e queste creature restano lì, aggrappate alle rocce, alla terra, crescono, occupano, deformano e invecchiano. Generazioni di esseri umani, di padri e di figli, di nipoti e di discendenti transitano sotto le loro chiome e si abbeverano nelle ombre, ristorano l’anima e azzerano il pensiero. Si siedono, toccano i legni, si lasciano invadere lo sguardo dai movimenti che il vento anima, accarezzano le foglie e i frutti, i semi e le ramificazioni. Un altro albero cresce dentro di loro e sono pronti ad ascoltarlo, ad ascoltarsi. Lì vibra il centro del mondo.

 

 

 

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