Da Remo Cittone riceviamo A.H. Tanpinar, L’istituto per la regolazione degli orologi, Einaudi.

“…Oggi invece la mia vita ha uno scopo. Lascio in eredità un lavoro in cui ho creduto e che bene o male mi dà l’occasione di essere ricordato. Per dieci anni sono stato il direttore dell’impresa più innovativa e utile del mondo. ….”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla presentazione dell’editore:

“Quel che conta, in questo capolavoro comico-satirico, è la forma con cui Tanpinar prova a maneggiare il Tempo, l’attrezzo con cui entra dentro la gabbia delle tigri: un orologio. Il che è un paradosso, o un’apparente contraddizione: Tanpinar tenta di lasciare che il Tempo soffi libero il suo sinistro vento abissale, e però per farlo non trova nient’altro di meglio che raccontare come per tutta la vita abbia tentato viceversa proprio di chiuderlo in sacchetti, creando persino un’Istituzione apposita. ‘L’Istituto per la Regolazione degli Orologi’ mette in scena proprio questo fallimento, nella dialettica, tipicamente novecentesca tra il caos del mondo e un tentativo da parte del romanzo di trovargli un qualche ordine. Il mondo infuria, la vita si dipana in troppe linee perché se ne possa scegliere – comunque arbitrariamente – una da raccontare e dare per buona. Per questo il romanzo usa le parole, perché alla stregua di quei sacchetti di tempo che sono gli orologi, danno l’illusione che l’abisso si possa dire, il Tempo calcolare, lo Spazio si possa misurare”. (Dalla prefazione di Andrea Bajani)

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