Da Marco Grando riceviamo:

C. Tezza, La caduta delle consonanti intervocaliche: la storia di un vecchio professore universitario di filologia (la caduta delle consonanti intervocaliche ha permesso la nascita del portoghese dallo spagnolo) che deve ricevere un premio alla carriera e  nel pensare al discorso di ringraziamento ripercorre tutta la sua vita con più chiari che scuri rispetto a quanto pensano i suoi colleghi .

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“Lo choc di quel silenzio – perché la gente non riconosce la bellezza nell’attimo in cui se la ritrova davanti? Perché la bellezza si conquista, spiegò: ha bisogno di essere scoperta, amata e coltivata. E’ una conquista. La bellezza non cresce sugli alberi. Scusi professore, ma se la bellezza è una conquista esoste già, vero? Basta trovarla. Non sarebbe meglio dire allora che la bellezza è inventata? Ovvero, gli oggetti stanno indifferenti di fronte a noi, che ne inventiamo la bellezza. …”

Dalla presentazione dell’editore:

La caduta delle consonanti intervocaliche, avvenuta tra il X e l’XI secolo nella regione dove sarebbe poi nato il Portogallo, è il fenomeno linguistico che ha cominciato a separare il portoghese dallo spagnolo. Un passaggio importante per Heliseu da Motta e Silva, professore brasiliano di filologia romanza: la nascita della sua lingua, il fondamento del suo lavoro e, curiosamente, anche il motivo per cui ha conosciuto sua moglie.
Ormai in pensione, Heliseu si sveglia il giorno in cui l’università si appresta a omaggiarlo e inizia a preparare mentalmente il discorso di ringraziamento. Alla sua età, s’impone un bilancio. Ed ecco allora venirgli in mente la possibilità di ripercorrere la propria carriera attraverso gli avvenimenti, anche quelli più intimi, di un’esistenza apparentemente perfetta: l’inizio negli anni Sessanta, quando il paese (come il resto del mondo) era tutto un fermento libertario; il matrimonio con Mônica, il figlio maschio, lo stipendio fisso, il bell’appartamento, gli inizi della dittatura, l’infatuazione per una giovane dottoranda francese, la pubblicazione importante e, infine, il buen ritiro tranquillo e soddisfatto di chi ha avuto una vita piena.
Ma è andata veramente così? Nell’organizzazione del ricordo, dei ricordi, nella scelta delle cose da dire e da tacere, si insinuano continuamente dubbi, altre possibilità di racconto, deviazioni nella narrazione. Di perfetto, nella vita di Heliseu, c’è ben poco. Il disprezzo dei colleghi, l’estraneità del figlio, la tragica morte della moglie: tra fallimenti, mistificazioni, sensi di colpa, è andato tutto storto, ed è il momento di riconoscerlo. In questo romanzo toccante, di grande bellezza e di sottile poesia, Cristovão Tezza ci racconta con grande maestria una storia universale: la storia della nostra umana incapacità alla vita.

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