Come poteva mancare la segnalazione di uno dei tanti romanzi (173 dice wikipedia) di Dard con protagonista il commissario Sanantonio?

Da ragazzi lo si leggeva perché vagamente pruriginoso e, soprattutto, esilarante nella presenza continua di Alexandre Benoit Berurier, detto il grosso, gigantesco aiutante di campo del commissario.

Da grandi lo si apprezza per lo stile strabordante, le osservazioni e digressioni social filosofiche e, ancora una volta, una lingua che solo un genio come Lazzari poteva tradurre da un francese largamente dialettale (argot) e pieno zeppo di neologismi.

Esempi? Eccoli.

Stile debordante: “Un grido acuto, trivellante, stridulo, un uggiolio di volpe o di gru, una lacerazione vocale, un’esaltazione di un polmone perforato, risuona a un tratto fracassando la pace monacale dell’ostello.” (21esima inchiesta) Così scrive Dard. Qui il ricordo di Rabelais è a tratti evidente. (“Allora Eudomone, avendo chiesto licenza di farlo al detto viceré suo padrone, col berretto in mano, il viso aperto, la bocca vermiglia e gli occhi franchi, guardando fisso a Gargantua, per giovanile modestia rimase in piedi; e cominciò a lodarlo e magnificarlo: in primo luogo per le sue virtù e buoni costumi, quindi pel suo sapere, in terzo luogo per la sua nobiltà, successivamente per la sua bellezza fisica…” capitolo 15esimo pag. 58 edizione Millenni Einaudi).

Osservazioni e digressioni social filosofiche: “Ci sono dei momenti in cui mi chiedo se non dovrei farvi dei disegni nei miei libri. Si andrebbe più veloce. Che economia di tempo e di parole, figlioli miei! Tre schizzi e sei a posto, hai inquadrato la scena. ….Capisco che i fumetti carbonizzino la letteratura. Si va sempre più verso la visualizzazione del pensiero. Ci si ritrova al punto di partenza: agli affreschi cavernosi, camerati!…” (78esima inchiesta)

Certo le trame sono sottili come ghiaccio d’aprile, strampalate, spesso astruse e artificiose, così come spesso sono fastidiosi i racconti delle avventure erotiche di Sanantonio (anche se la posizione della “vedova beffeggiatrice” o della “carriola cinese” evocano fantasie simpaticamente estroverse), ma la potenza della lingua e di una fantasia sempre posta al suo servizio meritano il viaggio.

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