Qualche giorno fa visti a distanza di un giorno l’uno dall’altro Fatherland e Calle Malaga.
Apparentemente mai film tanto diversi e lontani.
Fatherland romanza e descrive (romanza perché una qualsiasi breve ricerca dice che le cose non andarono esattamente come raccontate nella sceneggiatura) il ritorno in Germania nel 1949 di Thomas Mann accompagnato dalla figlia.
Nella realtà il suicidio del figlio, che nel film avviene durante questo viaggio, avvenì prima, così come l’autista della grande Buick su cui viaggiava il premio Nobel per la letteratura del 1929 (5 anni dopo la Montagna Incantata) non era la figlia, ma un autista. E non erano soli, ma c’era, leggo, anche la moglie.
Fatto sta che il film per acuire i legami paterni con l’androgina figlia li fa viaggiare soli e la figlia è la sola a prendersi cura dell’anziano padre (nel 1949 Mann aveva 74 anni e morì 6 anni dopo).
Nonostante molti pareri contrari Mann decide di compiere questo viaggio sia nella Germania dell’Ovest che in quella dell’Est per ricevere sia di qua che di là il nuovo premio Goethe. E tiene sia di qua che di là lo stesso discorso. Il viaggio andava fatto e il vecchio l’ha fatto. Testardaggine. Compito superiore da svolgere anche a dispetto dei dolori domestici (la recente morte del figlio). La figlia lo osserva e lo cura. Ha un unico scatto quando ritiene offesa la memoria del fratello appena suicidatosi.
Il film è molto centrato sulla accurata descrizione delle due nascenti società, l’una, l’occidentale, già ricca e con numerosi legami con il passato nazista; l’altra, l’orientale, irregimentata, rigida e orgogliosa delle proprie radici contadine.
Gran merito del film sta qui, nelle scene di massa a Ovest e ad Est. Caratterialmente quel che emerge è la testardaggine del vecchio, la sua distanza dai problemi quotidiani, il suo concedersi e negarsi allo stesso tempo.
Ed è questo il tratto comune con Calle Malaga, interpretata da una sontuosa Carmen Maura.
Storia di una spagnola nata e vissuta sempre a Tangeri, ormai marocchina, che riceve, dopo tempo, la visita della figlia che vive con in nipoti a Madrid. La figlia ha bisogno di soldi e invita la madre a trasferirsi a Madrid vendendo l’appartamento di Tangeri. Lei rifiuta, ma la figlia è disperatamente senza soldi e l’appartamento è intestato solo a lei e quindi si vende.
La vecchia sulle prime accetta, ma poi silenziosamente si ribella. La testardaggine degli anziani.
Torna nell’appartamento in vendita, si ricompra i mobili che la figlia aveva venduto e continua ad abitarci fino all’ultimo secondo possibile.
Inno alla vita, per certi versi questo film, che mette in scena anche un nuovo amore della protagonista vedova da vent’anni. Ora le scene di nudo sono poetiche ed imbarazzanti ad un tempo. Personalmente sostengo che da una certa età in avanti ci si debba necessariamente denudare solo per la pulizia personale e che se ancora ci sono necessità e/o desideri erotici, ecco quelli vadano svolti nell’oscurità e possibilmente vestiti denudando solo le parti strettamente necessarie. Secondo me l’Eros ne beneficia, ma questa è una opinione personale.
Carmen Maura, ottantenne, nuda nella soffusa ombra della stanza comunque lascia un attimo interdetti, ma fa ben parte della pellicola.
Esilaranti le confidenze che la Carmen fa alla sua amica di infanzia che nel frattempo, non solo ha preso il velo, ma ha anche fatto voto del silenzio.
In sintesi? Due film ben recitati (fatto salva la figlia di Carmen in Calle Malaga che a mio parere non è proprio capace) e ben fatti. Se ci sono al cinema andate. Quando capiteranno in tv guardateli. Vale la pena.
