Tina Venturi, docente di Public Speaking e consulente di comunicazione, nella sua ultima newsletter scrive quel che segue. Mi pare molto interessante e quindi con la sua autorizzazione copio e incollo. Buona lettura.


Qualche sera fa stavo guardando una serie TV e mi sono resa conto di una cosa curiosa.

C’era un personaggio che, sulla carta, non aveva particolari superpoteri: non era il più intelligente, non era il più forte e nemmeno quello con le battute migliori, eppure ogni volta che parlava gli altri lo seguivano (e io dal divano, pure).

Forse per la barba canuta, forse perché era pallido come un busto di marmo, ma mi è tornato in mente Aristotele, che pur senza avere un profilo Instagram o un accesso a internet (incredibile!), oltre duemila anni fa aveva già capito qualcosa di molto interessante sulla comunicazione.

Secondo lui quando vogliamo convincere qualcuno entrano in gioco tre ingredienti fondamentali:

Il primo è la credibilità, perché prima ancora di ascoltare cosa diciamo, le persone si chiedono inconsciamente: “Posso fidarmi di questa persona?”.

Il secondo è l’emozione, perché difficilmente ricordiamo una lista di dati, mentre ricordiamo molto bene come qualcuno ci ha fatto sentire.

Il terzo è la logica, perché anche la storia più emozionante, senza una struttura solida, rischia di lasciare poco dietro di sé.

Aristotele li chiamava Ethos, Pathos e Logos e non sono i nomi di tre fratelli greci né di una nuova boy band. Sono tre concetti che ancora oggi fanno la differenza tra una comunicazione che passa inosservata e una che riesce davvero a lasciare il segno.

Nel nuovo articolo del blog ho approfondito proprio questi tre pilastri della comunicazione persuasiva, spiegando cosa sono, come funzionano e perché possono aiutarti a migliorare il tuo modo di parlare in pubblico.

Negli anni ho notato che spesso non serve avere qualcosa di straordinario da dire, è più una questione di trovare il modo giusto per accompagnare chi ti ascolta da un punto A a un punto B.