Leggendo la stampa nazionale e ascoltando i vari talk show televisivi una cosa salta agli occhi: la moltiplicazione dei nemici.

Sia che si parli di economia o politica nazionale, sia che lo sguardo si elevi oltre frontiera il mood generale è quello di una accentuazione dei toni, di una aggressività verbale esasperata, di una violenza verbale dilagante.

Gli uni contro gli altri. Destra contro sinistra. Sinistra contro sinistra. Destra contro destra. Occidente contro oriente. Russia contro Ucraina. Sudan in fiamme. Stati Uniti e Israele contro Iran e adesso anche contro il Libano, nazione martoriata da decenni di conflitti interni e che adesso beneficia anche di un potente nemico esterno.

Ma sotto traccia il grande nemico: la Cina. La Cina che vuole invadere Taiwan. La Cina che continua a costruire alleanze basate sul denaro.

Ma da quando siamo in guerra con la Cina?

Noi non siamo in guerra con la Cina , si dirà, ma ciò nonostante e nonostante numerosissime nostre aziende siano ormai di proprietà cinese (e forse proprio per questo) i toni e gli accenti sono quelli di un nemico, commerciale, politico, tecnologico e informatico.

Bizzarro, visto che, al di là delle numerosissime compartecipazioni azionarie, la stragrande maggioranza dei beni e delle merci che compriamo e utilizziamo sono “made in China”. Ci facciamo affari, ma ci scoccia che diventino così ricchi.

La loro ricchezza unita ad una coesione sociale imposta da un autoritarismo estremamente organizzato ed efficiente costituisce per noi un pericolo e quindi un nemico naturale.

Ci mancava giusto la Cina.

Temo che come spesso è capitato nella storia la mancanza di idee nell’affrontare il nuovo (rinnovabili e intelligenza artificiale) moltiplichi i nemici e da qui ad una guerra non solo più verbale e psicologica il passo possa essere più breve di quanto appaia.

Ora appellarsi all’umanità come fa giustamente l’apostolo del Cristo che siede a Roma è tanto necessario quanto temo inutile. Nell’umano è compresa certo l’empatia e l’intelligenza, ma anche l’odio, la paura e la stupidità.

Che l’umanità tutta avrebbe (e ha) grandi vantaggi dall’essere ancora più coesa e cooperante mi pare evidente. Certo alcuni, come in tutti  i terremoti tecnologici e sociali perderà casa, soldi e potere, ma non è che possiamo fare la guerra alla terra perché non tremi più. Ciò che accade in termini di nuovi ricchi e di tecnologie è inevitabile e inarrestabile. Governiamo insieme invece di difendere l’orto di casa.

Augh